Sicurezza
Quei gioielli recuperati diventano una “galleria”
PALAZZO PITTI
Il Nucleo Carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale compie 50 anni. Da venti ha cominciato ad affidare a pubblicazioni e a mostre il compito di illustrare, attraverso le opere recuperate, il risultato del loro lavoro. «Un lavoro - sottolinea il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - che ha conseguito importanti successi negli ultimi anni anche perché la cosiddetta diplomazia culturale ha permesso di rimpatriare molti reperti archeologici, proventi da scavi clandestini nell’Italia centro-meridionale». Storie clamorose di questo lavoro emergono ora dalla mostra aperta ieri a Palazzo Pitti, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi a cura di Sonia Chiodo, che comprende un gruppo di opere fragili, rare e preziose, manoscritti e singole pagine miniate che attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Due al Cinquecento, oltre a una serie di pergamene decorate da alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. «La bellezza e il pregio delle opere esposte – ricorda il generale Roberto Riccardi, comandante del Nucleo Carabinieri - non è la sola attrazione di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni miniatura ritagliata». Tra queste spiccano i maestosi corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; il minuscolo, oltremodo prezioso “Ufficio dei morti”, sorta di agenda appartenuto a Papa Leone X, primo papa di Casa Medici. —
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