Gioco
L’Eurolirica riparte da Viareggio Carrasco rilegge Gianni Schicchi
È la prima rappresentazione nel continente dopo lo stop per il lockdown L’opera buffa di Puccini sarà interpretata dai cantanti con la mascherina
viareggio
I guanti per le mani. Le mascherine - no, non la pezzolina - sul viso. Protetti dal coronavirus entrano i cantanti in scena. Protetti dalla malattia, ma non dalla diffidenza umana. L’ironia scherma la narrazione, ma non nasconde l’avidità. Ecco Gianni Schicchi, l’ opera buffa di Puccini, secondo Valentina Carrasco, regista argentina (porteña) cresciuta nella Fura del Baus, visionaria compagnia catalana di teatro urbano, sempre più addentrata nella lirica. Lo Schicchi e Valentina Carrasco. Osano sfidare la pandemia. E sabato 27 giugno, alla Cittadella del Carnevale, alle 21,15 inaugurano la stagione 66 del festival Puccini. Prima opera in Europa ad andare in scena, dal vivo, con il pubblico in sala, dopo il lockdown, l’isolamento.
Non poteva che andare così. Un’opera buffa e noir per ripartire da dove non ce ne siamo mai andati: il nostro sarcasmo toscano, pungente e compassionevole. Dante, l’Inferno, Benigni, Monicelli che all’inaugurazione della Cittadella non volle mancare, perché qui nascevano i carri allegorici e lo spirito della sua satira amara e irriverente. Amici miei, come Buoso Donati e Puccini. L’animo umano bello e difettoso, nello stesso corpo. Come si vede nei tempi di crisi, quando mancanze e virtù si accentuano. Ce lo racconta Valentina Carrasco che con lo Schicchi debutta da solista nella regia pucciniana, ma non nell’opera: con la Fura ha già creato una Manon Lescaut per Francoforte; poi ci sono state l’Aida per Verona, la Carmen. E ci sarà presto altro Puccini. A Macerata una Tosca, ad esempio. Giorgio Battistelli, direttore artistico del festival Puccini, però a Viareggio l’ha voluta per Schicchi (che chiude il Trittico).
Conoscenza fiorentina la loro. Dai tempi della collaborazione (risale al 2007) della compagnia catalana con il Maggio Musicale e Zubin Metha per produzioni come Der Ring des Nibelungen di Wagner. E ora eccola qui, Valentina Carrasco a sfruttare le regole del distanziamento in meccanismi scenici: «Proprio mentre parlavo con Battistelli ho avuto un flash. In palco abbiamo “personaggi” costretti a stare distanziati. Entrano in scena e si trovano davanti un parente anziano che hanno lasciato a morire da solo. Accorrono non per compassione, ma solo perché sono avidi. Perché ambiscono ai suoi soldi. Allora la scena mi si è chiarita». Trasportando la situazione dal Medioevo (lo Schicchi è ambientato nel 1299) ai giorni nostri «di che cosa potrebbe essere morto questo anziano? È molto probabile di Covid-19. I parenti lo sospettano, ma non lo sanno per certo. Perciò in scena abbiamo una famiglia paranoica divisa fra la paura del contagio e il desiderio di mettere le mani sull’eredità. Per questo indossano mascherine e guanti: si proteggono dal contagio per poter frugare nella casa del defunto e cercare il testamento».
Così i cantanti - in questa prima opera post-contagio - cantano con la mascherina «con uno sforzo tecnico straordinario. La respirazione è complicata. Solo poche arie (ad esempio quella di Lauretta “Oh mio babbino caro”) verranno cantate senza mascherina. Poi sempre gli artisti indosseranno la protezione: abbiamo sfruttato gli ostacoli per la drammaturgia. Per sottolineare il ritmo dell’opera. Il terrore del contagio, la paranoia che fa compiere atti ridicoli». Non per questo - precisa la regista - «il nostro intento è ridicolizzare la pandemia. Semmai vogliamo metterne in evidenza alcuni aspetti attraverso l’ironia: uno di questi è la paura che l’isolamento ha creato. Una paura che non ci scrolliamo di dosso neppure ora che la fase dell’emergenza sembrerebbe superata, come pure ci dicono le autorità sanitarie. Siamo ancora bloccati dallo spettro della paura che ci ha paralizzati per tre mesi». Il linguaggio più immediato (non più semplice) è proprio l’ironia. L’opera buffa «così difficile che anche giganti come Puccini e Verdi (con Falstaff) ci si cimentano solo una volta e nella maturità. Noi vogliamo utilizzarla per esorcizzare questi fantasmi. Rendendo, però, un tributo alle vittime di Covid-19. Che ha colpito le nostre famiglie, strappandoci i nostri nonni, i nostri babbi». Per loro, sabato, il Festival annuncia un omaggio. Una sorpresa. Per non dimenticare. —
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