Gioco
Gli sguardi, le mani, emozioni mai provate: l’occhio di Sestini sugli angeli del Covid
34 meravigliose immagini all’ospedale di S. Maria Nuova «Un grande onore raccontare l’amore per il loro lavoro»
Se per Letizia Battaglia il tempo del Coronavirus, con le sue clausure, i suoi diktat, i suoi protocolli, le sue terapie e le sue vittime, non è trasferibile, né tanto meno riassumibile, nello spazio/sintesi di uno scatto fotografico, per Massimo Sestini, complice l'anniversario che celebra i 732 anni di vita dell'ospedale di Santa Maria Nuova, il più antico del mondo ancora in attività, messo su nel 1288 da Folco Portinari (padre della Beatrice amata da Dante) nella stessa area dove ancora oggi si trova, diventa un atto di partecipazione, una voce di testimonianza, una panoramica antiretorica di atti, volti, gesti, sforzi, fra incognite e imprevisti, che in questi mesi ha scandito la vita, prima che il lavoro, del personale infermieristico.
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Che diventa semplicemente “Indispensabile”, a significare la necessità professionale ma anche la quotidianità emergenziale di chi si è dovuto confrontare e scontrare, così da un giorno all'altro, con la realtà di un male tanto oscuro quanto inesorabile. L'obiettivo di Sestini traduce la cronaca dell'emergenza ma anche l'emozione della solidarietà, in una sequenza di immagini che per tutto l'anno abitano l'interno della struttura sanitaria (nel corridoio che si affaccia sul Chiostro della Magnolia) mentre fino al 5 luglio, nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, in coproduzione con il Comune e con Muse, si sprigionano in tutta la loro portata multimediale.
Sestini ha scattato per cinque giorni e cinque notti nei reparti Covid dell'ospedale, un servizio di 34 stampe di grandi dimensioni che inquadrano la tragedia della pandemia con il ritmo della cronaca e con la volontà di restituire una dimensione dell'emergenza molto intima, quasi ineffabile, ma al tempo stesso profondamente corale, una partitura che incrocia l'ineluttabile e la speranza, la commozione e la dedizione, l'inquietudine e la consapevolezza di voci lontane sempre presenti, una panoramica dove lo zenit non è chi soffre ma chi aiuta.
«I pazienti li chiamano angeli – dice Massimo Sestini - ma stando assieme a loro mi sono reso conto che gli infermieri sono eroi, al pari dei medici.
Rischiano e sono sempre in prima linea, nelle sale chirurgiche come in corsia a preparare un letto. Sono preparati, dediti e innamorati della loro professione. Per me è stato un grande onore raccontarli, sullo sfondo di un dramma globale come quello del Coronavirus”. Due le sezioni che compongono la mostra.
La prima è un vero e proprio reportage in cui si svelano i gesti quotidiani di cura e di assistenza degli infermieri in tutte le sezioni dell’ospedale.
La seconda ne svela i volti, con o senza mascherina, nessun nome, nessuna didascalia: le immagini parlano da sole e non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Sono lì a narrare la vita e la morte, la fatica fisica e il carico emotivo, la dedizione e la professionalità di una categoria che in questi lunghi mesi ha condiviso con quella medica l'arduo compito di fronteggiare l'emergenza. Il catalogo della meravigliose immagini del catalogo è edito da Centro Di. —
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