Il Tirreno

Indiana, un'adolescente tra Piombino e i sogni

Maria Antonietta Schiavina
Francesca Lenzi e alcune delle sue illustrazioni
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Francesca Lenzi e alcune delle sue illustrazioni

Il primo romanzo di Francesca Lenzi, critica di cinema e collaboratrice del “Tirreno”, è un viaggio alla ricerca di un’identità

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Indiana Mannucci ha dodici anni e qualche mese nel novembre del 1994, quando esce di casa per andare agli allenamenti di pallavolo, indossando degli orribili pantaloncini di spugna blu marino che le fanno male alle gambe.

Avrebbe voluto giocare a calcio, ma sua madre Lorella Pacini, casalinga, e suo padre Paolo Mannucci, operaio alla fabbrica siderurgica di Piombino, furono irremovibili.

Indiana va, controvoglia agli allenamenti di pallavolo, e vive un anno alle prese con vecchi e nuovi incontri, ma anche le estati dai nonni a Scarlino Scalo, che si ripetono fra scoperte e ricordi, i film e tutta la bellezza del mar Tirreno: una costante della vita della ragazzina, che con il mare ha un dialogo intenso ma anche grandi silenzi.

« Indiana libera tutti», edizioni il Foglio letterario, in libreria dal 13 giugno e reperibile sui social come Amazon& C. è il primo romanzo di Francesca Lenzi, giornalista piombinese (collabora da oltre dieci anni con il “ Tirreno” tra sport, cronaca e spettacoli), laureata in Storia e critica del cinema con una tesi su Dario Argento e finora autrice solo di saggi sul cinema.

Ma l'autrice di cui parliamo non è soltanto una giornalista appassionata di cinema che scrive molto anche di sport e talvolta racconta storie di quotidianità con grande garbo.

E' anche un ottima disegnatrice (matite e fogli l'accompagnano fin dall'infanzia). E nel romanzo (che ha quasi il passo e il ritmo di una sceneggiatura), in cui racconta la ricerca dell'identità di una adolescente sensibile ma con grande carattere, introduce prima di ogni capitolo, un disegno a tema cinematografico, con personaggi del grande schermo, interpreti di soggetti girati da registi come Steven Spielberg, David Linch, Brian De Palma, Stanley Kubrik, Federico Fellini e molti altri, che fanno da piacevole stacco nella lettura.

Originale e accattivante la foto di copertina del libro che raffigura Indiana/Francesca, adolescente, durante il Carnevale, vestita da punk e, finalmente, senza più gli odiati abiti, con cui, come racconta, la neo scrittrice, avrebbe voluto, contro il suo parere, «agghindarla la madre».

“Indiana libera tutti” è stato presentato per la prima volta al pubblico venerdì scorso al Castello di Populonia, dove insieme all'autrice c’erano il critico Fabio Canessa e l'editore Gordiano Lupi.

L’incontro ha inaugurato così la rassegna «Creatività in cattività», dedicata interamente a tutte quelle opere che sono nate durante il lockdown.

 

«Mario, quel nonno “non nonno” e in bocca quel sapore del sale

Ecco alcuni estratti dal libro di Francesca Lenzi:

L'INIZIO

Odiava quei pantaloncini di spugna come nessun’altra cosa al mondo. Erano dei mutandoni informi di colore blu marino che le fasciavano il fondoschiena in maniera insolente, tagliandole la pelle, lasciandole un’impronta profonda. Così tenace da andar via, una volta tolti di dosso gli slip, soltanto dopo moltissimi minuti. Quei pantaloncini erano un motivo in più per odiare la pallavolo. Erano il motivo principale per odiarla, pensava Indiana Mannucci, nata l’11 luglio del 1982 a Piombino. Avrebbe voluto giocare a calcio, Indiana, ma i suoi furono irremovibili. Sua madre, Lorella Pacini, dopo aver provato a iscriverla a un corso di danza classica, trovò accettabile dirottare le proprie aspirazioni su uno sport più dinamico, ma comunque adeguato alla sua bambina, come la pallavolo. Il calcio era fuori discussione.
 

CAPITOLO 9

Indiana non aveva mai considerato Mario come un nonno. Anzi, le pareva assurdo dover dare un ruolo alle persone sulla base dell’età. Mario non era un nonno. Sicuramente non era suo nonno. Se proprio avesse dovuto attribuirgli un ruolo, avrebbe scelto quello dell’amico, anche se era strano considerare amico qualcuno con cui scambi tre parole in croce dieci volte al mese. Mario era un posto sicuro, un luogo più che una persona. Ancora meglio, uno stato d’animo.
 

CAPITOLO 15

L’acqua la rallentava più di quanto avrebbe voluto, ma le dette il tempo per sentire tutte quelle sensazioni che le piacevano un sacco ogni volta che usciva dal mare. La pelle d’oca sulle spalle, e pian piano su tutto il resto del corpo, sembrava abbracciare il venticello che tagliava in diagonale la spiaggia. . A pochi metri dalla battigia tornava a bagnarsi i capelli lasciando che l’acqua le cadesse sulle spalle e poi lungo la schiena fino al sedere e, davanti, scivolare lungo il collo, poi sui seni appena pronunciati, infine sulla pancia per fermarsi sullo slip. E intanto si leccava le labbra, e tutto intorno, raccogliendo il sapore salato dell’estate.
 

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