Il Tirreno

la sentenza 

La Fondazione Puccini trova un tesoretto: la Casa Ricordi dovrà versarle quasi tre milioni

Luca Cinotti
La Fondazione Puccini trova un tesoretto: la Casa Ricordi dovrà versarle quasi tre milioni

Il Tribunale di Milano ha riconosciuto il pagamento dei diritti di cinque opere del Maestro dopo una lunga battaglia giudiziaria

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LUCCA. Cinque opere e tanti soldi in ballo. Quasi tre milioni. Quelli che secondo il Tribunale di Milano Casa Ricordi, editrice delle composizioni di Giacomo Puccini, dovrà versare alla Fondazione lucchese intitolata al grande maestro, quella che detiene la proprietà della casa natale in centro a Lucca e della villa del Marco Polo a Viareggio, dove venne composta Turandot, poi rimasta incompiuta. Proprio questa grande costruzione, da tempo immemore tristemente chiusa al pubblico, potrebbe essere la maggior beneficiaria della sentenza milanese.

Una battaglia giudiziaria durata anni e che ancora non è detto sia conclusa: la sentenza, infatti, è solo al primo grado e nessuno può escludere ricorsi da parte di Casa Ricordi.

Una storia lunga, che affonda le radici a metà anni Ottanta e scorre lungo l’asse ereditario del grande compositore, morto nel 1924. Innanzitutto il figlio Antonio. Poi, alla sua morte, la moglie Rita Dell’Anna, che fece nascere la Fondazione Puccini. Infine, il barone Livio, fratello di Rita, che nel proprio testamento destinò alla fondazione Puccini i diritti di credito che derivavano dalla cessione dei diritti di sfruttamento che Giacomo e Antonio Puccini avevano fatto a Casa Ricordi.

La validità di questo documento viene sancita soltanto nel 2008, con un accordo a tre: il 50% dei diritti sulle opere ancora coperte va a Ricordi, la restante metà viene spartita per due terzi a favore della Fondazione Puccini e per un terzo a favore di Simonetta Puccini, nipote del Maestro.

L’accordo va avanti senza scossoni fino al 2014 e gli introiti che ne derivano consentono alla Fondazione lucchese di avviare e far conoscere la casa natale di Puccini.

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Ma nell’estate 2015 una lettera di diffida dell’avvocato di Simonetta Puccini mette la pulce nell’orecchio a Ricordi. Tutto ruota intorno alla durata dei diritti di autore. Al momento del lascito del Barone Dell’Anna (1986) la legge prevedeva che durassero per 56 anni dalla morte dell’ultimo autore (compositore o librettista). Solo nel 1993 una direttiva europea allunga questo termine fino a 70 anni. L’interpretazione di Ricordi è che il prolungamento di 14 anni sia riservato soltanto a eredi e cessionari diretti dell’autore e non a legatari indiretti come la Fondazione.

Risultato: l’ente presieduto dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini e diretto da Massimo Marsili, secondo Ricordi, non ha più diritti a ricevere soldi per Turandot, Fanciulla del West e Tabarro (quest’ultima opera comunque uscita dai diritti a fine 2016), mentre per Suor Angelica e Gianni Schicchi i proventi sarebbero stati versati soltanto fino al 2026.

La casa discografica (di proprietà dei tedeschi di Universal), che faceva da “esattore” sospende unilateralmente i pagamenti, creando non pochi problemi alla Fondazione Puccini, con lo spettro di dover restituire anche il milione e rotti incassati dal 2008 al 2014. Fallito ogni tentativo di mediazione decide di andare in Tribunale con la tutela dell’avvocato Giuseppe Rossi.

Alla fine i giudici danno ragione alla Fondazione, alla quale Ricordi dovrà pagare anche le spese processuali.

Ma, soprattutto, ora si apre la partita della restituzioni dei soldi che Ricordi si è trattenuta. Si tratta di circa 2.800.000 euro. Ai quali si aggiungeranno quelli derivanti dall’allungamento dei diritti di Suor Angelica e Gianni Schicchi al 2040 (mentre Turandot e Fanciulla non saranno più coperte dal 2024).

La sentenza civile è in linea di massima immediatamente esecutiva, ma non si possono escludere azioni di ostruzionismo legale da parte di Ricordi. Se - e quando - i soldi arriveranno serviranno per incrementare il patrimonio pucciniano: ci sono, ad esempio, da acquistare ancora delle “lettere americane” del musicista. Ma soprattutto c’è da intervenire per recuperare e riaprire la villa di Turandot, davanti alla pineta di Viareggio, anche se il punto vero è capire cosa farne e in questo caso la partita, da giudiziaria, è destinata a diventare culturale e, soprattutto, politica. —

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