Gioco
Intorno al teatro come in piazza si ritrovano le storie dei nonni
Il De Filippo di Cecina tra progetti sulla memoria e cantieri vari, puntando sul senso di comunità
CECINA. Un progetto sulla memoria dedicati ai nonni, un cantiere che sprigiona l’energia dei bambini dopo la quarantena, un parcheggio che diventa spazio per ritrovarsi e compiere un percorso formativo. Intorno al teatro “De Filippo” si muovono persone e attività pronte a ripartire dopo il tempo sospeso della pandemia. «Abbiamo appena riavviato i Cantieri teatrali che proseguiranno fino a settembre, con un momento performativo finale – spiega Alessio Pizzech – stiamo cercando di ricostruire il senso di comunità e i luoghi della polis. Le persone vengono perché si riconoscono in questo spazio e nelle attività, c’è un senso di appartenenza che genera partecipazione e coesione». Il cantiere su Pasolini è appena ripartito con gli operatori di “Geometria della Nuvole”, come quello per i bambini con Chiara Pistoia e Giulia Paoli, che finirà a luglio.
«Ho trovato i bambini carichi di tensioni e spaventati fisicamente dopo i mesi di lockdown – racconta Pistoia – avevano bisogno di liberarsi, come se avessero voglia di esplodere. Abbiamo ripercorso le contraddizioni vissute da tutti in questo periodo, che gli ha fatto maturare delle idee. Dapprima abbiamo tenuto la mascherina, poi l’abbiamo tolta. È stato un passaggio difficilissimo. Ma dall’inizio della lezione alla fine la loro capacità di sentire la corporeità era quintuplicata, si sono sentiti liberati e cresciuti, più sgombri». Il cantiere “De Berardinis” ha ripreso mercoledì 17 giugno con Elisabetta Furini, nello spazio adibito a parcheggio dietro il “De Filippo”, a fianco delle “Guerrazzi”. «Quest’area sarà dotata di una copertura provvisoria per il cantiere, dove potranno tenersi i saluti finali delle classi quinte della scuola» spiega l’assessora alla cultura Lucia Valori. Intanto gli allievi si dispongono in cerchio, facendo il loro training attoriale.
«Per me la quarantena è stato un periodo molto bello – racconta una di loro, Stefania Barzagli – è stato un dramma per tutto ciò che è successo, ma per me è stata un’occasione come ogni periodo di crisi. Ho riletto il Diario di Etty Hillesum e goduto di questo periodo di bellezza e gratitudine. Non avevo paura della malattia ma della solitudine. Da volontaria ho visto le strade deserte e mi ha fatto pensare. È stato bellissimo quando ho sentito le prime voci dei bambini che giocavano a pallone in strada e la palla che rimbalzava».
A breve inizierà il cantiere dedicato agli adolescenti, “Il gioco del teatro”, guidato da Ilaria Fontanelli, mentre è rimasto sospeso il laboratorio formativo “Mi metto in gioco” con i pazienti e il personale della Rsa, chiuse subito per precauzione con ordinanza regionale. C’è l’idea di potenziare questo cantiere e di creare un progetto intergenerazionale con Unitrè. «Il Covid-19 ci ha fatto capire l’importanza dei nonni – afferma Pizzech – il loro valore non solo affettivo ma anche sociale, come custodi della memoria collettiva. Ed è per questo voglio realizzare un progetto dedicato a loro insieme a Unitrè».
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