Il Tirreno

IL DISCO 

La poesia si trasforma in suono: l’ultimo capolavoro di Dylan

LUCA TRAMBUSTI
La poesia si trasforma in suono: l’ultimo capolavoro di Dylan

“Rough and Rowdy ways” esce domani: un’opera matura e piena di significati. Un brano-fiume di 17 minuti nel classico stile del menestrello della musica Usa

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LUCA TRAMBUSTI

Disponibile da domani “Rough And Rowdy Ways”, il nuovo album di Bob Dylan. Si tratta di un lavoro che arriva a quasi otto anni di distanza da “Tempest”, la precedente raccolta di brani inediti. Nel mezzo tre dischi in cui rileggeva in una forma da “crooner” il songbook della tradizione americana, tanti concerti nel suo tour senza fine e un Premio Nobel per la letteratura. Insomma nessuno ha avuto modo di dimenticarsi di Mr Zimmerman, ma ogni sua uscita è attesa da fan ed amanti della musica con grande trepidazione; ancor più lo era questo primo disco da Premio Nobel. Dylan non delude e centra il bersaglio. “Rough And Rowdy Ways” (“modi ruvidi e litigiosi”) è ciò che ti aspetti (soprattutto dal punto di vista vocale e delle atmosfere) dal Dylan di questi anni; allo stesso tempo però è un qualcosa di nuovo. Sono 10 brani di grandissima intensità in cui il musicista americano racconta passato e presente, luci ed ombre, vita e morte della società attuale e passata. Il suo sguardo è sempre molto interessante, la sua scrittura così apparentemente senza senso in realtà nasconde una grande poetica (anche se lui assicura che scrive canzoni perché la poesia è quella senza musica). Questa sua prorompente e “fluviale” visione e vena poetico/letteraria la traduce in una tensione interpretativa di grandissima qualità e spessore. Non importa se sussurra o alza la voce, ciò che arriva sono suoni ed emozioni in prima battuta e poi, con un lavoro di ricerca e di traduzione, i significati. La novità sta invece nel fatto che Dylan scardina tutte le attuali regole discografiche e lui ora, in tempi in cui la sintesi impera, cavalca per lunghi minuti con ogni singola canzone. La conclusiva “Murder Most Foul ” - già uscita durante la quarantena - sull’omicidio Kennedy arriva a 17 minuti e riempie da sola un Cd (è un doppio), ma non mancano brani di 6,7,9 minuti. Non è certo una novità, il suo passato è segnato da lunghi brani, ma questa caratteristica sembrava averla persa con il passare del tempo. È dunque un Dylan molto prolisso, che evidentemente ha voglia di raccontare, di far fluire le sue parole ben oltre gli angusti limiti imposti dai singoli. Di certo lui non ha bisogno di passaggi radiofonici promozionali. “Rough And Rowdy Ways” si muove in territori musicali ampi. Si va dalla ballata classica a quelle minimali ed essenziali, guidate da voce e chitarra, quelle che ti strappano la pelle di dosso per la loro intensità. A far da contrasto ci sono i blues, a volte ruvidi a volte morbidi (con tanto di citazione di Jimmy Reed) che vanno direttamente al cuore dove arrivano pompati da un piede che inevitabile ed inarrestabile segue il ritmo. Ci sono dunque pieni e vuoti, acustico ed elettrico. Tutti contrasti domati dalla voce di Dylan che nella sua particolare unicità riesce, sia quando si arrochisce come quando si ammorbidisce, a muovere le corde dell’emozione. Le canzoni, questa è una caratteristica di Dylan, sono verbose, piene di parole. Ma la parola, le storie ed il modo di raccontarle, sono l’essenza dello stile musicale di Mr Zimmerman. “Rough And Rowdy Ways” è un disco che non ci si stanca di ascoltare, un disco a volte dolente e sofferto ma allo stesso tempo affascinante. Ogni ascolto lascia un senso di soddisfazione, se ne percepisce il bello, ci si perde in questi suoni minimali, in queste atmosfere, che viaggiano sulla voce di Dylan, rarefatte ma essenziali e che arrivano dirette senza nessuna mediazione. Capolavoro. —

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