Il Tirreno

Belle e coraggiose: la matita di Manara “inventa” 25 eroine contro la pandemia

Guido Siliotto
Belle e coraggiose: la matita di Manara “inventa” 25 eroine contro la pandemia

Un “portfolio” su carta pregiata con firma timbrata a secco. In libreria dal 30 luglio, proventi per gli ospedali in prima linea

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Raccontare una pandemia e ringraziare chi ha corso rischi quotidiani per consentire al mondo di andare avanti. È questo “Lockdown Heroes” di Milo Manara, pubblicato da Feltrinelli Comics, in collaborazione con Comicon. Un portfolio che raccoglie le 25 illustrazioni che il celebre fumettista ha realizzato durante l’emergenza per il Covid-19, stampate su carta di pregio, con firma dell’autore su timbro a secco, dedicate alle donne che hanno continuato a lavorare, in prima linea, nonostante i pericoli. «Dopo più di cinquant’anni passati a celebrarne la bellezza e la seduzione, è stato del tutto naturale valorizzarne anche le altre virtù», dice. Arriverà in libreria il 30 luglio, ma si può già prenotare su varie piattaforme online. Conviene affrettarsi, perché Manara autograferà tutte le copie acquistate in pre-order. Con una donazione benefica proveniente dalle vendite, l’artista e Feltrinelli supporteranno l’Ospedale Sacco di Milano, il Policlinico di Padova e l’Ospedale Cotugno di Napoli.

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Milo Manara, come è nata questa idea?

«Quando ho iniziato a realizzare questi acquerelli non avevo un programma preciso. Era l’8 marzo ed eravamo in piena pandemia. Io non riuscivo a concentrarmi sul lavoro. Allora quel giorno ho realizzato l’acquerello di un’infermiera che contrasta il virus, immaginato come un’entità aliena. E in effetti era così, qualcosa che non sapevamo come combattere, medici ed infermieri senza protezioni e strumenti adeguati. Poi ho iniziato a pensare a tutti coloro che erano costretti a lavorare mentre noi restavamo chiusi dentro casa, come la catena alimentare, dalla produzione alla distribuzione, fino alla vendita. E poi tutte le altre professioni, sempre tenendo presenti due requisiti: l’essenzialità del lavoro e il rischio che correvano. Caricavo su Facebook gli acquerelli, giorno dopo giorno, con un’attenzione del pubblico sempre crescente. Per chi lasciava un commento, era un modo per ringraziare, attraverso me, chi lavorava per noi. Fu molto divertente quando cominciarono a chiedermi di omaggiare questa o quella categoria, magari proprio quella di appartenenza. Qualcuno mi suggerì di ricordare i commercialisti. Pensai però che tutto sommato non stavano correndo un gran rischio!».

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Tra le categorie da ringraziare ci sarebbero anche gli artisti come lei, che ci hanno aiutato a colmare il vuoto di queste lunghe giornate di isolamento.

«È vero, ma non abbiamo corso dei rischi. Invece ho voluto inserire gli insegnanti, nonostante anche per loro sia mancata la componente del pericolo, quando ho capito che questa iniziativa nata per caso poteva servire a fotografare un momento storico. Il loro lavoro ha avuto un’importanza particolare, perché hanno svolto l’arduo compito di mantenere viva la cultura per le giovani generazioni in un frangente così delicato».

Prima parlava delle sue difficoltà a lavorare. Eppure immagino che, in quanto fumettista, il suo lavoro si svolga tra quattro mura.

«In effetti noi non cerchiamo l’avventura fuori, ma la portiamo dentro il nostro studio in una sorta di ribaltamento della realtà. Infatti non esco molto, a parte qualche viaggio ogni tanto in giro per i festival. A me piace una frase di Joseph Conrad: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”. Ecco, l’impedimento era più di natura psicologica. Mi ero accorto che guardavo dalla finestra, ma non stavo lavorando, perché mancava la serenità e, quindi, la concentrazione. Vivo in campagna e c’era un silenzio insolito, rotto solo dalle sirene delle ambulanze. Mi era davvero impossibile pensare a “Wonder Woman” e al nuovo albo di cui disegno la copertina. Invece, questi acquerelli mi hanno salvato e mi hanno fatto tornare la voglia di disegnare».

Alcuni hanno detto che usciremo migliorati da questa esperienza. Lei che ne pensa?

«Sono pessimista, se conosco bene l’umanità. I poveri ne usciranno più poveri e i ricchi saranno ancora più ricchi, non cambierà nulla nell’assetto socio-economico mondiale e gli oceani saranno sempre più pieni di plastica. Capisco l’entusiasmo di alcuni, persino il Gange è a tratti cristallino, sono tornati i delfini a Venezia, potrebbe davvero essere l’occasione per fare qualcosa per recuperare il recuperabile, ma il denaro è come una dittatura e nessuno Stato, forse neppure Usa, Cina e Russia, può nulla contro la grande speculazione. L’Europa, poi, continua a non avere un’identità, perciò le politiche nazionali finiscono per occuparsi solo delle logiche elettorali, senza incidere in maniera drastica sull’economia o sulla società».

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Il suo lavoro dimostra ancora una volta la potenza espressiva del fumetto, che solo da pochi anni nel nostro paese ha il riconoscimento che merita.

«All’estero il fumetto ha avuto sempre un’attenzione maggiore che in Italia. Io ho festeggiato 51 anni di carriera e, se penso al passato, ricordo la frustrazione di artisti straordinari come Sergio Toppi e Dino Battaglia, uomini coltissimi, bistrattati come artisti di serie B, che potevano rivolgersi solo ai ragazzi, perché gli adulti non ne volevano sapere di fumetti. In seguito, grazie ad intellettuali come Umberto Eco, Oreste Del Buono e Federico Fellini, le cose sono pian piano cambiate, ma penso anche a riviste come Linus e, soprattutto, Frigidaire. Oggi, l’approdo dei fumetti in libreria ha segnato un passo importante, culminato con le candidature di Gipi e Zerocalcare al Premio Strega. Per quanto mi riguarda, posso solo dire una cosa: chi non legge i fumetti, non sa cosa si perde». —
 

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