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La missione della memoria al ritmo di Twitter: le (non) piccole storie di Johannes Bückler
L’anonimo autore celebra le vittime dell’odio di ogni tempo raccontando le loro biografie 280 caratteri alla volta: martiri ed eroi che non possiamo permetterci di dimenticare. Così ne è nato un libro
«Molti giornalisti furono uccisi. Molti magistrati pagarono con la vita il loro impegno contro la mafia. Anche molte persone comuni. Ma se pensate che loro abbiano perso, vi sbagliate. Loro hanno vinto. Almeno, fino a quando continueremo a raccontare le loro storie».
Queste frasi illuminano non solo la breve biografia a cui sono dedicate, quella del giornalista Mario Francese, vittima di mafia, e della battaglia del figlio Giuseppe per la verità. Ma sembrano perfette anche per descrivere l’intero libro “Non esistono piccole storie” (People, 2020).
Storie “piccole” nel senso dello spazio che occupano, non per l’insieme complesso che rappresentano e sebbene non riguardino mai i “grandi” protagonisti dei libri di storia. Pagine che avvicinano una lente d’ingrandimento su una persona, una singola vicenda umana capace di abbracciare e simboleggiare intere epoche ed epopee.
Se fossimo in un racconto di questo particolare libro il nome del suo autore potrebbe giungere in fondo, al culmine di un avvincente crescendo di eventi narrati spesso in prima persona: «Mi chiamo Johannes Bückler. E da quel giorno scrivo (non piccole) storie». Ma la biografia dello scrittore è ignota, nel senso che è anonimo, usa un nome fittizio e nessuno sa chi sia.
Il vero Johannes Bückler fu un criminale tedesco nato nel 1779 e ghigliottinato nel 1803. Era soprannominato der schinderhannes, lo scorticatore. E – spiega il diretto interessato – il soprannome e la sua esistenza controversa catturarono la scelta dello pseudonimo. Un elemento quasi irrilevante, se non per segnalare l’erudizione storica dell’autore di un libro che, altra peculiarità, non nasce per esserlo.
Perché Johannes Bückler è un account di Twitter. Su questo social network ha già raccontato tutte queste vicende e continua a farlo. Il libro è perciò una selezione della produzione dell’utente fino a un certo punto. Queste pagine sono l’estratto di un altrove e continuano a essere scritte nel loro luogo originario.
Bückler racconta biografie 280 caratteri alla volta, rispondendo al primo tweet che contiene l’attacco del racconto con i tweet successivi, in un meccanismo che gli utenti di Twitter conoscono come “thread”, filo. Siccome è una forma di lettura piuttosto scomoda, sotto ogni thread qualcuno dei numerosi follower s’incarica in genere di nominare l’account di un qualche robot che alla sola invocazione risponde riunificando tutto il testo in una pagina web: che nascesse un libro da sfogliare era divenuta quasi una necessità.
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Ma se la persona dell’autore è sconosciuta, molto invece conosciamo della sua personalità, la passione civile, la predilizione per gli ultimi e i deboli, il disprezzo delle ingiustizie. A parlarci di lui sono proprio le non-piccole-storie che sceglie. È di certo un fiero antifascista che decide di celebrare le vite non di Matteotti, di Gramsci o dei fratelli Rosselli, ma di Nunziatina, la partigiana che scampò due volte alla fucilazione; e di Grazia, una dei 13mila bambini figli di coloni libici che nel 1940 furono chiamati a trascorrere una “vacanza” nella madrepatria alla vigilia della guerra e non rividero mai più le loro famiglie. Nel capitolo dedicato alla propaganda s’incontra l’incredibile vicenda di Hessy Taft, la bambina ebrea la cui foto fu scelta da Goebbels per rappresentare «la bellezza della razza ariana». L’epopea dei migranti è testimoniata da Mario Trambusti, fornaio di Bagno a Ripoli, uno dei “fenicotteri” italiani che morirono per attraversare clandestinamente il confine con la Francia sul “passo della morte” a Ventimiglia; e da Yaguine e Fodé, due bambini guinei i cui corpicini furono ritrovati nel 1999 all’aeroporto di Bruxelles nel vano carrello di un aereo con una lettera in tasca rivolta alle «loro eccellenze i signori responsabili dell’Europa».
Non-piccole-storie che riportano alla coscienza i nomi delle vittime di mafia, del terrorismo, del razzismo, dell’antisemitismo, dell’omofobia. Luci tragiche lungo sentieri meno battuti, vicende umane esemplari spesso non adeguatamente celebrate. Martiri ed eroi la cui testimonianza rischia di scivolare pericolosamente verso l’oblio: tramandarne la memoria è un dovere, altrimenti a perdere saremo tutti.
Forse non può valer lo stesso per il Johannes Bückler originario, seppur considerato da alcuni una specie di Robin Hood tedesco. Ma a proposito del suo pseudonimo l’autore scrive che «Bückler in fondo è l’uomo della strada che lavora, paga le tasse, va dal medico, guarda la tv e s’informa». E qui oltre allo spirito civico tradisce una qualche benevolenza verso l’idea del prossimo: sarebbe bello se, in media, gli uomini che s’incontrano per strada assomigliassero al narratore di queste storie. —
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