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Il ritorno di Alberto Angela: «Vi racconto Cleopatra tra Lady Gaga e Star Wars»
Il divulgatore più famoso d’Italia torna con un podcast sulla leggenda d’Egitto: «Una donna dei nostri tempi nata 2000 anni fa. Eccezionale eppure normale»
«Il podcast è la nuova frontiera della divulgazione», dice Alberto Angela, 58 anni, paleontologo prima di tutto e poi quintessenza, lui figlio d’arte, della divulgazione televisiva. Rigore scientifico, affabulazione e ascolti: battuti persino, in una prima serata di sabato, qualche mese fa, gli “Amici” di Maria De Filippi, con una puntata di “Ulisse” dedicata a Leonardo. E adesso eccolo alle prese con Cleopatra, una delle donne più complicate, affascinanti, malconosciute, anche, della storia. “Cleopatra, donna e regina” è un podcast ora disponibile sulla piattaforma Audible Original, tratto dal volume “La regina che sfidò Roma e conquisto l’eternità” (Harper Collins), anche in versione audiolibro.
Perché tutto questo interesse per Cleopatra?
«Perché era una donna moderna, aveva testa e cultura pazzesche, parlava nove lingue, sapeva gestire la sua posizione di potere, ha fatto decollare l’Egitto. Viveva ad Alessandria, centro nevralgico di studi e di sapienza: là dove c’è la diffusione della conoscenza, lì arriva Cleopatra. Amante prima di Giulio Cesare, poi di Marco Antonio, ha pure avuto quattro figli. La sua eccezionalità, però, consiste soprattutto nell’essere dei nostri tempi, multitasking, si direbbe oggi, nata però più di duemila anni fa. Una che si è trovata al centro di un cambiamento fondamentale per la storia del mondo occidentale. È stata una chiave di volta: se avesse vinto Marco Antonio, e non Ottaviano, il mondo sarebbe andato in un’altra direzione, verso Oriente. Sa che cosa mi ricorda tutta questa vicenda?»
Che cosa le ricorda?
«Guerre stellari. Ci sono le flotte, non in cielo ma sui fiumi, e si somigliano. E poi Cleopatra mi ricorda Lady Gaga per i suoi colpi di scena, il gusto estetico: quando conosce Antonio, in Grecia, lei arriva su una nave, preceduta da musica e profumo intenso, «come Venere che nasce dalle acque». Cioè arriva nuda. Tra lei e lui nasce un amore folle e intenso, lo interpretarono molto bene Liz Taylor e Richard Burton. Quando poi Ottaviano ha vinto, la storia è stata rimodulata, la sua figura sminuita, come se fosse un’ammaliatrice arrivista. Non era assolutamente così. Anche il suicidio. Altro che aspide, che poi al massimo era un cobra, le aspidi in Egitto non ci sono. Probabilmente lei, che era anche esperta di erbe e piante, si è avvelenata».
Perché, dopo il libro, proprio il podcast?
«Perché la parola, la tradizione orale, è la primissima forma di divulgazione. Il podcast è come la radio, mentre si ascolta si possono fare tante cose, si può immaginare: e l’immaginazione è la miglior sceneggiatura di ogni racconto».
Perché c’è così poca divulgazione in tv, soprattutto nella tv di servizio pubblico?
«Ma no, per fortuna non sono solo. Intanto c’è anche mio papà. E altri colleghi, e meno male. Più siamo, meglio è».
Però ci sono settori trascurati, il teatro, la musica: come mai?
«Un passo alla volta. Mettendo i miei programmi in prima serata, Rai1 ha fatto qualcosa di nuovo, di inedito: il sabato poi. Bisogna trovare un fortunato amalgama tra passione, conoscenza, conoscenza del mezzo».
Non trova che, sul virus, il mondo della scienza ci abbia confuso le idee?
«Certo, le notizie vanno sempre verificate, però non possiamo dimenticare che questa è la prima volta in cui una pandemia si è diffusa in una società globale, basata sulla comunicazione. Ed è stata la prima volta in cui gli uomini non hanno accettato di essere semplicemente travolti. L’Italia si è comportata benissimo. Il passato ci ha suggerito i comportamenti giusti».
Il paese delle meraviglie, come dice lei. Prossimi programmi?
«Non so ancora, è tutto diverso, bisogna tenere conto delle distanze, dei numeri, degli spostamenti. Vedremo».
Che cosa pensa della tv fai da te di questo periodo, è una via praticabile anche in futuro?
«Era una situazione di emergenza. L’uso della comunicazione da casa ha fatto un balzo incredibile: spero che la malattia diventi un brutto ricordo, ma che tante delle soluzioni adottate non vengano buttate via. Speriamo che questo periodo ci aiuti a tagliare i rami secchi della nostra vita». —
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