Il Tirreno

UNA DONNA CHE hA FATTO LA STORIA 

Teresa Noce, la piccola servetta che scrisse la Costituzione

LIDIA RAVERA
Teresa Noce, la piccola servetta che scrisse la Costituzione

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LIDIA RAVERA

È nata con il secolo scorso, Teresa Noce, e del secolo scorso (è morta nel 1980), ha vissuto tutto il bene e tutto il male. È stata operaia e sindacalista, ha contribuito a fondare il partito comunista più forte d’Europa, ha inventato e diretto giornali e riviste, è stata partigiana contro il fascismo in Italia, contro Franco in Spagna, in Francia a organizzare i fuorusciti. È stata esule in Unione Sovietica e internata nei campi di concentramento nazisti. È stata una delle 21 donne che hanno scritto la Costituzione. A 17 anni, entra alla Fiat Brevetti. Come operaia. Intuisce subito che parte da lì, dalla Fiat, il riscatto. L’unica ascesa possibile. Quella giusta. Quel movimento che può trasformare i poveri in una classe. La classe operaia. E quando la classe operaia lotta per liberarsi sa bene che liberando sé stessa libererà tutti. A 20 anni, bambina povera fonda il Circolo Giovanile Socialista Torinese. Analfabeta, ha imparato da sola a leggere e scrivere. Il circolo si riunisce a Porta Palazzo, quartiere popolare del centro. Forse è lì che Teresa incontra uno studente di ingegneria che la ammira: si chiama Luigi Longo. È di famiglia borghese e la famiglia contrasta apertamente quella relazione. Le classi erano rigide come bare, nel secolo scorso. Come nasci muori, non è previsto affrancarsi dalle origini. E neppure mescolare le carte col matrimonio. Ma i due, Luigi e Teresa, sono comunisti, e opporsi ai principi di una società classista è la loro scelta di vita. Si sposano, hanno tre figli, ne seppelliscono uno, piccolissimo per un epidemia di meningite. E vanno avanti. L’aspetto che commuove di più, nella storia di questa donna gigantesca, non è il coraggio con cui ha sempre combattuto, prima con le armi, poi con le leggi, perché tutti avessero le stesse opportunità: è il suo rapporto con la parola, ed era molto difficile anche se sei nata nella seconda metà del secolo scorso, e nella classe che ti garantiva l’istruzione, trovare le parole per raccontare il mondo. Forse perché l’immagine di una servetta di otto anni che lava un pavimento inginocchiata, nel silenzio di un salotto padronale, non riesco a dissolverla pensando al seguito della biografia di quella bambina...

Insomma: commuove e riempie di ammirazione che questa piccola analfabeta autodidatta abbia scritto libri, fondato giornali: a Torino nel 1923 “La voce della gioventù”. In Spagna, dove va a lottare contro il dittatore Franco. Nel 1936, rifugiata a Parigi per organizzare la resistenza antifascista, fonda “Noi donne». Mi commuove che abbia scritto “Gioventù senza sole”, dove racconta di quella bambina povera e brutta. Di come diventa comunista. E molti anni dopo, nel 1974, racconta il resto di quella vita difficile e intensa in “Rivoluzionaria professionale” e poi ancora, nel 1978, “Vivere in piedi”. Sono un grande regalo questi frammenti di autobiografia collettiva. Spero che negli anni 70, qualcuno li abbia letti. Magari qualcuno di quelli che hanno preso le armi convinti che spingendo gli operai a ribellarsi sarebbe divampata l’insurrezione. Teresa Noce ha preso le armi quando era necessario. Le ha deposte quando l’Italia è stata liberata. —

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