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Giugno grandi firme: Dylan, Young, Weller

Giugno grandi firme: Dylan, Young, Weller

In uscita gli inediti del grande Bob, dopo 8 anni di silenzio e 45 anni dopo il disco mai pubblicato dal menestrello Neil

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ROMA

Giugno è un mese di uscite discografiche importanti, grandi nomi come Bob Dylan, Neil Young o Paul Weller, giovani promesse come Phoebe Bridgers e l'omaggio dei Built To Spill a Daniel Johnston, la leggenda del cantautorato lo-fi.

Bob Dylan: Roungh and rowdy ways. Non pubblicava un album di inediti da otto anni. I pezzi che lo hanno anticipato, soprattutto «Murder Most Foul», presentano un Dylan molto ispirato dal punto di vista dei testi, profondi, ricchi di immagini e riferimenti, molto lontani dal musicista svogliato e indifferente dei concerti più recenti del Never Ending Tour. Non c'è da aspettarsi rivoluzioni musicali ma è giusto considerare questo ritorno come un evento.

Neil Young: Homeground. È il disco perduto di Neil Young. Lo ha registrato nel 1975 e dei 12 brani che lo compongono sette non sono mai stati pubblicati ufficialmente. È un album cupo, scritto nel periodo in cui era entrato in crisi il matrimonio con Carrie Snodgress: all'epoca l'autore di «Harvest» lo giudicò troppo personale decidendo così di lasciarlo nel cassetto. Fa impressione come lo stato d'animo di 45 anni fa ricordi quello del periodo attuale, tanto è il senso di smarrimento e isolamento emanato da questi brani.

Built to spill: The song of Daniel Johnston. Un evento nell'ambito della musica alternativa. I Built To Spill, band guidata da Doug Martsch, sono dagli anni '90 un cult dell'indie, Daniel Johnston un mito, amato da Kurt Cobain, Sonic Youth, David Bowie, Tom Waits , perfino da Steven Spielberg e Matt Groening.

Phoebe Bridgers: Punisher. È la grande promessa del folk americano, una ragazza di 25 anni che scrive canzoni desolate e perfettamente sintonizzate sulla sua generazione. Anche lei ha dovuto cancellare il suo tour: tra poco comincerà una serie di concerti virtuali da casa sua. Location scelte: il letto e il bagno.

Pauil Weller: On Sunset. Torna il Mod Father a due anni di distanza da «True Meanings». Weller è una sicurenzza: nella sua carriera che sfiora il mezzo secolo, ha sempre saputo reinventarsi senza perdere il contatto con le sue radici. Un gigante della musica British che superati i 60 anni continua a essere un punto di riferimento per le nuove generazioni.

Norah Jones: Pick me up off the floor. Anche Norah Jones è andata a cercare nei suoi archivi e ha tirato fuori una serie di brani, precedentemente accantonati e incisi con colleghi famosi come la leggendaria Mavis Staples, Rodrigo Amarante, Jeff Tweedy dei Wilco, Thomas Bartlett, vero nome di Doveman. Intrattenimento di classe, un modo per scoprire aspetti insoliti di un'artista che non rinuncia all'ottimismo. Quanto alla nascita di questo album, la Jones ha raccontato: «mi sono davvero innamorata di questi pezzi, avevo i mix non definitivi sul mio telefono e li ascoltavo mentre passeggiavo con il mio cane». —

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