Gioco
Un pollaio in azienda per lavorare meglio «La forma dell’uovo è il segno del risveglio»
Il singolare investimento di due imprenditori del design di Perignano: il “prodotto” sarà regalato ai clienti
LA SCOMMESSA
SABRINA CHIELLINI
Il pollaio entra in azienda. E lo fa, non a caso, al tempo del Covid-19. Perché l’uovo da sempre esprime la vita, una possibilità di rinascita anche durante una pandemia che ha chiuso a chiave il mondo intero. Come è possibile tenere galline che razzolano nel cortile di un’azienda, che tra l’altro è considerata leader nel settore delle rifiniture artistiche e degli affreschi con la tecnica digitale?
Semplice. Siamo andati a vedere di persona come antico, la tradizione agricola della provincia pisana, e la manualità e il lavoro, possono convivere. E, anzi, portare il buonumore. A spiegarlo è Antonio Giannoni, titolare insieme a Venio Santoni, della Giannoni e Santoni di Perignano. Solo la sede, nella zona industriale tra tanti capannoni e aziende che hanno fatto la storia del mobile in Toscana, è come un gioiello. Insieme ai colori delle pareti domina il verde. La cura delle piante è uno dei vezzi aziendali, sempre per una particolare sensibilità e un’indomabile passione per il bello
«Direi che è stato tutto abbastanza semplice. In questa pandemia, per un’azienda come la nostra, progettare un pollaio e mettere al centro del progetto la forma misteriosa e mitica dell’uovo assume il senso del risveglio, della rinascita, del ritorno ai ritmi genuini della natura. Perché niente sia più come prima».
Sì, giusto, ma come vi è venuta in mente l’idea del pollaio?
«Mentre era in corso il lockdown - spiega l’imprenditore abituato ad avere committenti importanti, da Andrea Bocelli, a Gualtiero Vanelli, a collaborare con artisti famosi e con il fotografi noti come Oliviero Toscani e Aurelio Amendola - non è stato facile anche per noi gestire la situazione».
L’azienda quindici dipendenti, inizialmente rimasti a casa quando è stata imposta la chiusura. «Quando ci è stato consentito di riaprire - aggiunge - ho inviato l’autorizzazione alla prefettura per fare interventi di manutenzione _ Ma l’atmosfera era pesante, c’era una grande preoccupazione anche tra di noi. Insomma, una pesantezza che non mi piaceva. Una mattina, ci siamo ritrovati con i dipendenti e ho lanciato l’idea: vi presento l’investimento che la Giannoni e Santoni pensa di fare di questi tempi». Un investimento? Mentre tutti sono a casa? Domande abbastanza scontate, visti i mala tempora… «Sì, vorrei costruire un pollaio, qui nell’azienda, vicino ai nostri laboratori - racconta Giannoni - Prima mi hanno guardato in maniera strana e poi si sono messi a ridere. Un pollaio? Ma dai… Però ho capito che anche con una facile idea li avevo fatti sorridere, era già un bel risultato, almeno dal mio punto di vita. In una fase come quella che stiamo vivendo c’è bisogno di rimettersi in moto, di riscoprire la lentezza, ritrovare il tempo per pensare. Sporcarsi le mani per gestire un pollaio. Non in senso metaforico, ma nella concretezza del fare. Ormai il pollaio è quasi finito. C’è il contenitore, le pareti sono fatte con le tavole prese dai cantieri e dai vecchi ponteggi usati sui cantieri». L’entusiasmo non manca. Amici e dipendenti si sono offerti di portare una gallina. E’ probabile che avranno anche un nome, ognuno riconoscerà la sua. Può sembrare un gioco, una banalità, invece aiuta a ritrovarsi e diventa un’operazione di marketing. «L’uovo e il pollaio resteranno il simbolo di questo tempo per la nostra azienda. Stiamo studiando un packaging particolare. Ai clienti che verranno a visitare l’azienda consegneremo le nostre uova, ovviamente in una confezione-gadget colorata e stilizzata. Alla fine il pollaio serve a riaffermare il ruolo cognitivo della manualità, base essenziale della creatività. Senza retorica o nostalgia; semplicemente per riproporre un modo di vivere basato su valori antichi, ma ancora di grande attualità: il rispetto, la reciprocità, la solidarietà, l’autenticità priva di furbizie e di sotterfugi, la solidità dei legami affettivi, il gusto delle cose semplici. Valori - conclude Giannoni - che la società attuale sembra avere dimenticato». —
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