Gioco
Artemis Fowl, la saga diventa un film diretto da Branagh
Folletti, maghi e il ragazzino vestito di nero Il best seller dal 12 giugno su Disney
FULVIA CAPRARA
Il giovanissimo rampollo di una famiglia dove, per tradizione, la genialità delle menti si incrocia con il gusto per il crimine, entra in contatto con l’universo nascosto sotto la crosta terrestre. Alle prese con un popolo di creature magiche, elfi, nani, fate, folletti, il ragazzino, vestito come gli eroi di “Men in black”, ma anche come “Le iene” di Tarantino, gioca il tutto per tutto pur di salvare il padre, rubando il prezioso Aculos. Il primo libro (Mondadori) della saga letteraria di “Artemis Fowl” (8 volumi, tradotti in 44 lingue, con oltre 25 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 470 mila solo in Italia) arriva sul grande schermo – ma soprattutto, per ora, in streaming – nella versione dell’immaginifico Kenneth Branagh che, dei racconti dell’autore Eoin Colfer, ha saputo cogliere l’essenza fantastica legata alle tradizioni irlandesi, ma anche il nucleo emotivo, riguardante l’affetto che lega un figlio a un padre: «Penso che parte del successo dei libri – osserva il regista – sia dovuto al fatto che ogni singolo lettore vi abbia trovato qualcosa di leggermente diverso. Il film, quindi, risulterà un po’differente da come lo immaginano i fan, anche se, con loro, condividiamo una grande devozione nei confronti dei personaggi della vicenda». E infatti nella ricostruzione dell’avventura di “Artemis Fowl” (dal 12 in esclusiva su Disney +), è stata di grande aiuto la collaborazione tra regista e scrittore: «La presenza di un autore vivente è emozionante – spiega Branagh –. Avendo lavorato, per buona parte della mia vita, sulle opere di Shakespeare, ho sempre vissuto la frustrazione di non poterlo invitare sul set o telefonargli... Con Eoin, invece, abbiamo lavorato fianco a fianco, è venuto a trovarci durante la lavorazione ed è stato cordiale, divertente, premuroso, un grande narratore, commosso nel vedere che stavamo trattando la sua materia con molta serietà».
Nei panni del protagonista Artemis Fowl II recita il quindicenne di Dublino Ferdia Shaw, scelto fra i 1200 adolescenti che hanno preso parte ai provini: «Volevamo un ragazzo nato in Irlanda, e poi Artemis doveva essere divertente, intelligente, fisicamente adatto a vivere sequenze avventurose». I paragoni con l’ “Harry Potter” di Daniel Radcliffe sono fuori strada, Artemis è molto più risoluto, razionale, sicuro di sé, meno oppresso dall’ombra di un’infanzia infelice, più forte anche grazie al rapporto con un genitore (Colin Farrell), commerciante di oggetti d’antiquariato, che gli ha riempito la testa di racconti fantasiosi: «Sono un capofamiglia – dichiara Farrell –, il mio compito è guidare e istruire Artemis attraverso descrizioni di folletti, troll e fate, appartenenti alla storia irlandese e a mondi non visibili dall’occhio umano. Vorrei che il mio erede rimanesse un ragazzo come gli altri, con la sua vita e i suoi amici, ma so bene che nessuno, nella casata dei Fowl, ha mai avuto un’esistenza normale». Fondamentale, nella ricerca dell’Aculos perduto, sarà l’incontro con Spinella Tappo (Lara McDonnell), sulle prime nemica e poi importante alleata del protagonista: «All’inizio i due sono ostili – racconta Colfer –, ma poi Artemis realizza che, nonostante sia una fata, Spinella può essere più umana ed emotiva di quanto lui creda». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google