Il Tirreno

Molti italiani, visite slow. I parchi archeologici varano i prezzi stracciati

Emanuela Minucci
Una veduta del parco archoelogico di Ercolano
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Una veduta del parco archoelogico di Ercolano

Da Pompei a Roma fino alla valle dei templi siciliani: «Meno visitatori, sicurezza e app per i tour guidati»

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Alcuni parchi prima di spedire fra i templi i tosaerba hanno immortalato la natura, caprette comprese, che si era ripresa il sito. Altri, durante il lockdown, non hanno mai smesso di vigilare sulle rovine con telecamere e guardiani. Altri, infine, hanno approfittato della chiusura forzata per condurre nuovi scavi e inventare percorsi inediti. Ma tutti gli archeologi che gestiscono questo patrimonio a cielo aperto composto da 282 siti, dall’antica Pompei alle terme micenee di Lipari, sono d’accordo sull’obiettivo: trasformare la tragedia del virus in opportunità, quello della visita slow. Meno truppe accaldate e più meditazione, pochi stranieri e più italiani. Come spiega Giuliano Volpe, consigliere del ministro Franceschini: «La sfida è avvicinare le comunità locali e i nostri studenti a questi incantevoli siti: meno folla significa riscoperta e tour più approfonditi, e il ministero vuole stringere un rapporto tra patrimonio museale e università».Dal punto di vista economico sarà una débâcle, visto che il 70% dei visitatori è costituito da stranieri. Ma con il distanziamento sociale, i termoscanner all’ingresso, le mascherine e i percorsi unidirezionali, bisogna puntare su altro: «La sera non guardo più i numeri e non faccio calcoli», spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore di Paestum che ha riaperto il 18 maggio. «Noi siamo qui per offrire un servizio alla comunità, continuando progetti come quello dedicato ai bambini autistici: c’è un ruolo sociale del parco che viene prima dell’incasso». Lo scorso anno quei 20 ettari dichiarati Patrimonio dell’Umanità hanno accolto 440 mila visitatori, mentre oggi davanti al termoscanner e ai dispenser di gel entrano al massimo 180 persone. Tutti con mascherina obbligatoria, senza visite guidate, con percorsi fissi ai quali si propone un biglietto da 20 euro che dura tutto l’anno.

Ognuno applica nuove strategie, a partire dal prezzo invitante, come quello da 5 euro fino al 9 giugno sperimentato a Pompei dal direttore Massimo Osanna: «Lo scorso anno abbiamo toccato 4 milioni di visitatori, 15 mila al giorno: questi numeri non sono replicabili, ma ripartire era fondamentale, anche se a regimi ridotti». A giorni saranno disponibili percorsi diretti a nuove domus: «Sarà una Pompei da godere con maggiore tranquillità, e già nella prima fase sarà possibile attraversare tutta la città, dall'Anfiteatro al Foro, anche con un itinerario del verde dei giardini pompeiani. Dai Praedia di Giulia Felice alla Casa degli Amorini dorati, a quella di Cornelio Rufo, fino ai giardini della Palestra grande e alla necropoli di Porta Nocera o al vigneto dell’Orto dei fuggiaschi». Durante il lockdown nessun grande parco archeologico ha subito danni o furti, perché la manutenzione ordinaria e la custodia non sono mai cessate. A Ercolano il nuovo direttore Francesco Sirano annuncia che proseguono i lavori di restauro della Casa del Tramezzo di legno, e presto si avvierà la sistemazione generale dell’Antica spiaggia (costo, 4 milioni). «Riapriamo domani, abbiamo abbassato il costo del biglietto da 13 a 10 euro ben sapendo che le presenze subiranno un crollo: l’80% dei nostri visitatori viene dall’estero e nel 2019 siamo arrivati a 630 mila persone, mentre da questo mese potranno entrare al massimo 60 visitatori l’ora». Anche Ercolano, su Facebook e Instagram, cerca di avvicinare sempre più un pubblico di prossimità e giovane: «Spieghiamo che è l’occasione per godersi al meglio questa città magnifica». Oltre al distanziamento e a un biglietto acquistabile solo on line, si sperimenteranno anche i braccialetti luminosi per garantire le distanze. Dalla Campania alla Sicilia, dove i parchi archeologici saranno visitabili gratis sino a domenica. A partire dalla Valle dei Templi: «Stiamo lavorando a un progetto di visita smart e in sicurezza», spiega il direttore Roberto Sciarratta, «con un’app che sostituisce le visite guidate, misuratori di febbre e gel agli ingressi e un tetto di 50 visitatori all’ora, su prenotazione: puntiamo su un turismo di prossimità, che possa apprezzare il silenzio e questo paesaggio senza tempo unito alla magia degli spettacoli serali».

Sottolinea che il suo «non è un turismo da torpedone» Bernardo Agrò, direttore del parco archeologico più grande d’Europa: Selinunte. Prima del Covid-19 aveva 300 mila visitatori l’anno sparsi per i suoi 270 ettari edificati circa 2700 anni or sono. «Abbiamo appena riaperto», spiega, «dandoci un tetto di 120 persone all’ora [l’anno scorso erano 500, ndr], che dall’8 giugno pagheranno un biglietto, elettronico, da 6 euro». —
 

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