Il Tirreno

Le stelle “col morbillo” Scoperta alla pisana guardando la Via Lattea «Hanno macchie uniche»

SAMUELE BARTOLINI
Le stelle “col morbillo” Scoperta alla pisana guardando la Via Lattea «Hanno macchie uniche»

L’astrofisico dell’Università Santi Cassisi svela la novità dallo spazio «Da questi campi magnetici si immagina la fusione nucleare sulla Terra» 

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GLI OCCHI AL CIELO

SAMUELE BARTOLINI

Già, la fusione nucleare. E' la scoperta delle scoperte. E' lo scientificamente immaginabile che in tanti si ingegnano a realizzare da anni senza successo. E' l'uomo che riesce ad “acchiappare” energia in sovrabbondanza per farci quello gli pare perché riesce a produrla in maniera inesauribile inducendo i nuclei delle particelle a fondersi insieme. E' energia pulita come acqua che sgorga da fonte. E' la fine delle inquinanti centrali a carbone. Il sogno di ogni scienziato. Il sogno dell'umanità. Ora c'è qualcuno che ci sta provando. O meglio. C'è qualcuno, come l'astrofisico Santi Cassisi dirigente di ricerca dell'Istituto nazionale di astrofisica e associato all'Istituto di fisica nucleare di Pisa, che insieme ad altri scienziati ha scoperto le stelle “col morbillo” e da qui prova a immaginare la fusione nucleare.

Ieri, sulla rivista Nature Astronomy, una delle più autorevoli al mondo nel campo dell'astronomia, è stata pubblicata la ricerca del gruppo coordinato da Yazan Al Momany, dell'Osservatorio astronomico di Padova dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), realizzata grazie ai telescopi dell'Osservatorio europeo meridionale (Eso) sulle montagne del Cile. Molti gli italiani coinvolti nella scoperta: degli Osservatori dell'Inaf di Padova, d'Abruzzo e di Trieste, dell'Università di Padova e dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Pisa. Tra questi Santi Cassisi. La scoperta sono le stelle “col morbillo” nella nostra galassia, la Via Lattea: astri caratterizzati da macchie scure la cui presenza causa una variazione della loro luminosità e non si capisce perché. Questa scoperta potrebbe aiutare a spiegare l'origine dei campi magnetici in molte nane bianche, stadio finale della vita delle stelle simili al Sole. Ma dallo studio di questi campi magnetici si è autorizzati a immaginare pure la fusione nucleare sulla Terra. Non sono stelle “normali” quelle scoperte dai telescopi del Cile: 'hanno “il morbillo”. Spiega Santi Cassisi: “Noi conosciamo bene il Sole. Lo osserviamo tutti i giorni e sappiamo che brucia idrogeno. Le stelle che abbiamo osservato dal Cile invece bruciano elio. Sono diverse dal Sole perché sono più vecchie”. Ma la stranezza di queste stelle dove sta? “Le teorie classiche dicono che le stelle che bruciano elio sono tranquille, non hanno macchie scure. Queste invece ce l'hanno. E allora le teorie classiche vanno riviste. E noi pensiamo che queste stelle abbiano qualcosa di simile con il nostro sole – dice Santi Cassisi –, ipotizziamo che le macchie scure siano create da campi magnetici di cui al momento non conosciamo la genesi”. E da qui partono i voli pindarici. Dalla possibile scoperta della causa dei campi magnetici nelle stelle ci si proietta direttamente nella fusione nucleare sulla Terra. “Certo. Al momento possiamo solo immaginarla. Ma l'astrofisica è il banco di prova di tutti i campi della fisica: dalla fisica teorica alla nucleare, dallo studio delle particelle alla meccanica quantistica. E se riusciamo a capire le dinamiche dei gas ad alta temperatura che bruciano in quelle stelle, forse potremo riprodurne le stesse dinamiche qui sulla Terra”. Ecco allora che si materializza – anche se rimaniamo nel campo dell'immaginabile – il sogno dei sogni. Ecco che spunta fuori l'ipotesi della fusione nucleare sulla Terra. In fondo l'astrofisica non è poi così lontana dalla filosofia. I più grandi pensatori antichi spesso erano astronomi. E allora perché non osare immaginare l'inimmaginabile dalle stelle “col morbillo” alla fusione nucleare sulla Terra? —

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