Il Tirreno

L’INTERVISTA ALLA GRANDE INVIATA 

Amanpour: l’idea di Turner ha cambiato l’informazione

PAOLO MASTROLILLI
Amanpour: l’idea di Turner ha cambiato l’informazione

«Abbiamo rotto il monopolio delle televisioni di stato, noi mettevamo al centro soltanto i fatti e la verità. E Trump ci attacca perchè ha paura»

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PAOLO MASTROLILLI

Quando Christiane Amanpour arrivò alla Cnn, correva l’annonel 1983, pensava di aver trovato niente più che un lavoretto estivo: «Volevo soltanto fare un po’ di esperienza, per poi passare ad un network vero. Invece ben presto mi resi conto che Ted Turner aveva avuto un’idea assolutamente rivoluzionaria: tutto quello che è venuto dopo, incluse le nuove piattaforme, sono solo imitazioni».

Qual’era questa idea rivoluzionaria?

«Essere costantemente informati, per promuovere la libertà. I paesi dittatoriali avevano solo televisioni di stato che facevano propaganda, e noi abbiamo rotto questo monopolio oppressivo».

La sua prima missione fu la guerra in Iraq, ma in Arabia.

«Eravamo una squadra composta soltanto da donne. Un’esperienza che ci cambiò la vita, anche perché contribuimmo a sconfiggere molti pregiudizi e aprire la strada a tante colleghe».

In Bosnia l’avevano accusata di essere di parte.

«Un giornalista deve essere obiettivo, dando voce a tutti, ma non neutrale, altrimenti diventa un complice. Resto convinta più che mai di questa posizione.

Come fai ad essere neutrale davanti a un genocidio, o agli effetti del riscaldamento globale?».

La Cnn però ha perso audience rispetto a Fox: essere di parte è diventato indispensabile, per avere successo?

«Aborrisco la politicizzazione dell’informazione. Costringere i giornalisti in un angolo partitico è uno dei fenomeni più dannosi del nostro tempo, perché cancella la verità».

Anche la Cnn viene accusata di essere di parte, ma liberal.

«Lo so, e ho sempre rifiutato decidsamente questa accusa. I fatti non sono liberal, sono fatti. Noi comunque cerchiamo sempre di restare al centro».

Il presidente Trump vi accusa di essere «fake news».

«All’inizio del suo mandato confessò ad una collega che avrebbe sempre accusato i media di mentire, perché così la gente non avrebbe più creduto a quanto dicevamo.

E’ la strategia in corso, e noi abbiamo il dovere di respingerla. Guardate cosa è successo con Twitter: appena ha iniziato a verificare i fatti, Trump l’ha attaccato con un ordine esecutivo».

Questo ha un effetto sulla democrazia?

«A mio giudizio ha un effetto rovinoso, perché la gente crede solo alla propaganda della sua parte. Ma la differenza tra verità e menzogna è la differenza tra dittatura e democrazia».

Nel 2016 la Cnn aveva coperto le presidenziali trasmettendo in diretta e senza filtro i discorsi di Trump. E’ stato un errore?

«Sì, e lo abbiamo apertamente ammesso. Faceva audience, e nessuno pensava che avrebbe vinto».

Cosa farete quest’anno?

«Non dobbiamo ripetere gli errori chre abbiamo commesso nel 2016. Il punto di partenza, l’aspetto principale sarà tornare al giornalismo, cioè indagare su quello che dicono i candidati, senza riportarlo acriticamente».

Il problema delle fake news però esiste davvero?

«Certo, legato soprattutto alla propaganda che la Russia fa in tutto il mondo. Si prepara a ripeterla nel 2020, e ha un supporto in Trump, che si rifiuta di vederla».

E’ una minaccia per l’Occidente?

«E’ in gioco il nostro sistema di vita degli ultimi 75 anni. Guardate l’Europa, con le democrazie illiberali tipo l’Ungheria. Concetti insidiosi, dobbiamo collaborare per sconfiggerli». —

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