Il Tirreno

analisi del nostro passato 

Coerenza, contraddizione e caso: tre variabili che costruiscono la Storia

fabio demi
Coerenza, contraddizione e caso: tre variabili che costruiscono la Storia

Da Garibaldi a Yves Montand: nel libro di Volpi un percorso che lega mondi diversi  

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fabio demi

Prendiamo per esempio il famoso ferimento di Giuseppe Garibaldi in Aspromonte nel 1862. C’è anche una canzone, ricordate? “Garibaldi fu ferito/ fu ferito ad una gamba/ Garibaldi che comanda/ che comanda il battaglion...”. Alla conclamata coerenza dell’Eroe dei due mondi, che con quella spedizione voleva coronare l’unificazione nazionale liberando Roma dal papa Pio IX e dai francesi, facendone la capitale della neonata Italia, si oppose la palese contraddizione del governo Rattazzi che prima incoraggiò l’impresa, poi, spaventato dalla reazione dell’imperatore transalpino Napoleone III, la stroncò inviando l’esercito a fermare la marcia di Garibaldi e dei suoi volontari. A sparare materialmente al grande generale fu il luogotenente del quarto reggimento bersaglieri Luigi Ferrari che, guarda caso, era stato un convinto patriota combattendo fin dalla prima guerra d’indipendenza per il riscatto del tricolore. Insomma, il destino cinico e baro volle che a colpire il leggendario condottiero fosse uno che, come lui, aveva dedicato la vita alla causa italiana, ma che, in quella precisa circostanza, si trovava, per complicati motivi, dall’altra parte della barricata.





Nel fattaccio dell’Aspromonte, uno dei tanti tasselli del gigantesco puzzle del Risorgimento, il professor Alessandro Volpi individua una terna di concetti fondamentali nello sviluppo del processo storico: coerenza, contraddizione, caso. Su di essi Volpi, docente di storia contemporanea al dipartimento di scienze politiche dell’università di Pisa, commentatore del nostro giornale ed ex sindaco di Massa, costruisce lo schema base del suo libro dal titolo “Una storia, cento storie in tre parole: coerenza, contraddizione, caso” (Pacini editore, disponibile anche in versione ebook).

Un tripudio di retroscena, impreziosito dalle numerose citazioni di pittura, cinema, musica e letteratura. Volpi abbraccia l’arco canonico della storia contemporanea (il primo episodio riguarda il Congresso di Vienna del 1815, l’ultimo, dopo un centinaio abbondante di puntate, l’attentato alle Torri Gemelle del 2001) e ci sommerge di frammenti di storia che incuriosiscono, divertono, colpiscono. Questo sempre nel solco della direttrice-madre, quelle tre parole che casualmente iniziano tutte con la “c” e che governano, ora l’una ora l’altra, le umane vicende. L’auspicio dell’autore è che tale metodo consenta di coltivare, attraverso piccoli e grandi spaccati, il gusto della lettura storica, più facile da stimolare con schede brevi, infarcite di riferimenti a immagini, suoni e versi. Obiettivo centrato in pieno grazie a un canovaccio originale che, come scrive Volpi nell’introduzione, possa “sorprendere, restituire alla storia la sua intrinseca contraddittorietà, la sua natura spesso profondamente illogica”. L’abilità sta nel donare alle storie singole la capacità di costruire e demolire la storia generale, togliendo certezze e alimentando dubbi. Opera meritoria, perché permette di comprendere la complessità degli eventi che lo storico è chiamato a maneggiare con cura e di rimuovere (o, nella migliore delle ipotesi, integrare) narrazioni fin troppo lineari e semplificatorie.





Le storie fluttuano da una parte all’altra del globo. Si va dall’ammirazione di Beethoven per Napoleone (poi sfociata in cocente delusione) ai motivi dell’ironico soprannome di Carlo Alberto di Savoia (Re Tentenna); dalle figurine di von Liebig (sì, lui, quello dei dadi da cucina) alle fake news dello spregiudicato Bismarck; dalle tattiche economiche del banchiere americano John Pierpont Morgan (“Morganization”) al fenomeno delle brigantesse nell’Italia postunitaria; dall’eroismo alla rovescia del truce generale Bava Beccaris, alla tribolata vicenda del film sulla Corazzata Potemkin e alla controversa imbalsamazione del corpo di Lenin; dai culti esoterici dei nazisti, alla tecnica fascista di costruzione del consenso tramite le canzoni; dalla storia di “Bella ciao” ( e del ruolo che ebbe Yves Montand) all’attivismo delle gerarchie ecclesiastiche nella campagna elettorale del 1948; da quanto era costato, in soldoni, il muro di Berlino, al Gronchi rosa, francobollo paradiso dei collezionisti.





Due parole in più le spendiamo su una storia tragica ed emblematica delle italiche contraddizioni. Nel 1882 l’Italia firmò il trattato della Triplice Alleanza con la Germania e l’Impero asburgico. Ma come?, si chiesero in molti. Andiamo ad allearci con l’odiata Austria, il nemico per antonomasia dell’epopea risorgimentale e che ancora occupava territori italianissimi (Trento, Trieste)? Incredibile. Oltretutto pochi mesi dopo l’adesione alla Triplice, gli austriaci non si fecero scrupoli nell’impiccare il valoroso irredentista triestino Guglielmo Oberdan, formalmente suddito asburgico ma che lottava per l’italianità di Trieste. Un atto spregevole che suscitò orrore nell’opinione pubblica e provocò la durissima reazione del Carducci, il quale definì Francesco Giuseppe, responsabile dell’esecuzione, “l’imperatore degli impiccati”. Oggi al martire sono dedicate vie, piazze, scuole.



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Scriveva il grande storico francese Marc Bloch nella sua fondamentale “Apologia della storia”: “I fatti umani sono per definizione fenomeni delicatissimi, molti dei quali sfuggono alle determinazioni matematiche. Per esprimerli bene e, di conseguenza, per bene intenderli, occorrono grande finezza di lingua e giusto colorito nel tono espressivo. Dov’è impossibile calcolare, bisogna suggerire”. Tecnica di cui Volpi, nel suo libro, fa ampio e abilissimo uso.

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