Il Tirreno

«Portiamo gli archivi Modigliani a Livorno»: sono stati scoperti in un bunker a Ginevra

Samuele Bartolini
«Portiamo gli archivi Modigliani a Livorno»: sono stati scoperti in un bunker a Ginevra

L’appello al ministro della Cultura e alle istituzioni promosso via internet da una giornalista e da un ex poliziotto, lanciata una petizione 

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LIVORNO. «Riportiamo gli Archivi Modigliani a Livorno», dice su change.org la petizione di Dania Mondini e Claudio Loiodice. Lei fa la giornalista al Tg1. Lui, il criminologo con un passato da ispettore di polizia e agente sotto copertura dentro diverse organizzazioni mafiose. E la petizione che lanciano su internet è chiara. Anzi. Più chiara di così si muore. Già. Si muore. Anche perché c’è pure una morta in circostanze particolari dietro gli Archivi Modigliani. È la figlia di Dedo, Jeanne, deceduta nel 1984 ufficialmente perché cade e batte la testa mentre si trova nella sua casa parigina. Tra le ipotesi c’è anche che sia stata uccisa.

All’inizio di tutto però c’è Amedeo Modigliani, il grandissimo artista livornese che non se lo fila nessuno finché è in vita poi, quando lo portano disteso in una bara per il suo funerale al cimitero – siamo sempre a Parigi, è il 24 gennaio 1920 –, i mercanti si vendono già sottobanco le sue opere.

Ma andiamo per ordine. Mondini e Loiodice lanciano un appello alle istituzioni italiane. Chiedono al ministro della cultura Enrico Franceschini e al sindaco di Livorno Luca Salvetti di riportare gli Archivi Modigliani a Livorno. Ha firmato la petizione anche il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri.

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Ma non si muove nulla. Mondini e Loiodice hanno scritto il libro “L’Affare Modigliani”. È partita un’inchiesta di una procura e indagano i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Sono passati sette mesi. Risultato: il niente. Eppure sono stati proprio Mondini e Loiodice a scovare gli Archivi Modigliani in Svizzera.

Sono stati loro a ritrovarli dentro il porto franco di Ginevra. Un anonimo agglomerato urbano di proprietà di Yves Bouvier che con tutti i suoi loculi bunker è considerato il forziere del mondo ma è anche una sorta di porto delle “nebbie” visto che pare aver nascosto, tra le altre cose, pure gli ori trafugati agli ebrei dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Mondini e Loiodice sono riusciti a entrare in contatto con Maria Stellina Marescalchi, il gestore del bunker dove stanno le due casse da 257 chili in tutto degli Archivi Modigliani.

La giornalista e il criminologo hanno filmato e fotografato i documenti. Dentro ci sono i 14 negativi anno 1919 delle fotografie scattate a Modigliani da Pierre Choumoff; il diario della madre di Modigliani; le lettere di Amedeo alla madre e ai fratelli; le lettere delle modelle di Modigliani, dei galleristi, dei mercanti; i ritagli dei giornali che raccontano delle mostre di Modigliani. Insomma. Uno spaccato di vita del Maestro mai reso pubblico, mai restituito agli italiani e ai livornesi, ma che nelle sue peripezie è finito in varie mani, comprese quelle di Glenn Horovitz. Il bookseller degli archivi di Bob Dylan e di Gabriel Garcia Marquez, tanto per intendersi.

Ma Horovitz, appena ha parlato con Mondini e Loiodice di quegli archivi, li ha rispediti in Europa. Il loro valore è di alcuni milioni di euro. E se tornassero a Livorno sarebbero petrolio per il turismo culturale della città. Un vero motore dell’economia.

Attacca Dania Mondini: «Oggi i croceristi che sbarcano al porto (col coronavirus sono spariti, ma prima o poi ripartiranno, ndr) non si fermano in città. Dicono che a Livorno non c’è niente da vedere. Prendono e vanno a Pisa, a Firenze, a Siena. Ma con gli Archivi Modigliani anche la città labronica potrebbe diventare uno dei punti di riferimento del turismo toscano e italiano». Aggiunge Claudio Loiodice: «Un’indagine monetizza il marchio Modigliani (ed è solo il marchio) in 48 milioni di dollari l’anno».

Chissà quale giro di affari potrebbe nascere se Livorno si riappropriasse degli Archivi. E il segnale lo ha dato la mostra su Dedo al museo della città l’inverno scorso: ben centodiecimila visitatori, un milione e 734mila euro di incassi per il Comune col merchandising.

Ma ancora è tutto fermo. Non nel porto di Livorno. Ma in quello delle “nebbie” a Ginevra.


 

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