Il Tirreno

La Nasa: «In Antartide un universo parallelo dove il tempo scorre al contrario»

Guido Fiorini
Nelle due foto della Nasa, a sinistra il rilevatore Anita e, a fianco, scienziati al lavoro in Antartide. Sotto Peter Ghoram, capo della spedizione che è stata finanziata con 35 milioni di dollari.
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Nelle due foto della Nasa, a sinistra il rilevatore Anita e, a fianco, scienziati al lavoro in Antartide. Sotto Peter Ghoram, capo della spedizione che è stata finanziata con 35 milioni di dollari.

Il progetto Anita scopre particelle che cambiano le leggi della fisica. Ma il mondo della ricerca al momento è scettico

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Forse basterebbe trasferirsi in Antartide per ringiovanire. O, invece, potrebbe servire solo a congelarsi, continuando normalmente a invecchiare, magari più lentamente, ma solo per il freddo.

Certo è che l’ultima scoperta della Nasa, secondo i più entusiasti, che però non hanno in mano prove così solide per dimostrare le proprie affermazioni, dimostrerebbe l’esistenza di una sorta di universo parallelo, dove anche il tempo scorrerebbe al contrario.

Tutto parte da un gruppo di scienziati della Nasa e da Anita (Antartide Transitive Impulse Antenna), un’antenna che viene fatta volare sopra all’Antartide grazie a un pallone aerostatico. Il progetto, finanziato dalla Nasa con 35 milioni di dollari, era nato per rilevare l’origine di radiodisturbi veloci (FRB). Ad ogni lancio, il sistema scansiona oltre un milione di chilometri quadrati del paesaggio ghiacciato alla ricerca di queste particelle.

Due i lanci effettuati in due anni, in cui sono stati recepiti solo brevi momenti di rumore di fondo. Ma durante il terzo lancio di Anita, gli scienziati hanno scoperto che i rumori casuali registrati in precedenza non erano segnali provenienti dallo spazio, ma dalla terra.

Le particelle ad alta energia individuate nelle misurazioni partivano, dunque, dalla terra per raggiungere lo spazio, scoperta che implicherebbe che stanno viaggiando a ritroso, suggerendo l’ipotesi di un universo parallelo, dove il tempo scorre al contrario.

A parlarne con la rivista scientifica New Scientist è stato il capo della spedizione, Peter Ghoram: «Non tutti sono d’accordo con questa ipotesi. La spiegazione più semplice – e quindi la più elegante dal punto di vista scientifico – è questa: al momento del Big Bang (14 miliardi di anni fa) si sono formati due universi, il nostro e un altro che dalla nostra prospettiva sta procedendo al contrario. Naturalmente, se ci fossero abitanti in questo universo specchio, loro vedrebbero il nostro mondo come quello che procede all’inverso». Anita avrebbe catturato il “tau neutrino”, una particella che viaggia a una velocità vicina a quella della luce e che potrebbe viaggiare nel tempo.

Un’ipotesi decisamente suggestiva. In sostanza, secondo gli scienziati americani, le particelle trovate da Anita potrebbero arrivare da un altro universo dove il tempo scorre al contrario: dietro questa realtà avrebbero origine i cosiddetti eventi impossibili che la fisica attuale non riesce a spiegare. Le teorie sugli universi paralleli vanno avanti dal 1957, celebre quella del fisico Hugh Everett, e si basano sulla teoria quantistica, secondo la quale al momento del Big Bang gli universi generati sarebbero stati due e non uno e ora questi studi tornano all’attenzione della comunità scientifica.

Certo, al di là delle particelle e delle ipotesi suggestive, prove reali non esistono. Le attuali conoscenze nel campo della fisica non consentono di spiegare fino in fondo la teoria della Nasa.

Che però, intanto, fa il giro del web e alimenta le fantasie degli scrittori di fantascienza. E magari spingerà qualcuno a trasferirsi in Antartide sperando di ringiovanire.
 

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di Redazione web