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La quarantena raccontata dai ragazzini toscani: «Papà si deve licenziare per stare con noi»

Maria Meini
La quarantena raccontata dai ragazzini toscani: «Papà si deve licenziare per stare con noi»

Il progetto voluto dalla garante per l'infanzia della Regione Toscana. Le testimonianze diventano un docufilm con qualche sorpresa. «A casa con i genitori non si sta poi tanto male»

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FIRENZE. Pietro, campioncino di pallone in prima elementare, ha riempito una parete della sua cameretta di post-it gialli con cuoricini, disegni e nomi in stampatello che danno voce alle sue emozioni. “Qui è quando sono un po’ felice e un po’ no”, dice alla videocamera mostrando un foglietto sgualcito. Amelia, poco più grande, sogna dal suo lettino rosa di “cavalcare un unicorno fino all’arcobaleno”. E Agnese e Nicoletta ed Enrico cantilenano una richiesta che sa di perentorietà: “Papà si deve licenziare” per stare con noi...

Sono alcuni dei bambini e ragazzi toscani che hanno raccontato le loro giornate ai tempi del Coronavirus, da quando erano chiusi in casa per via del lockdown fino alla lenta ripartenza, con le lezioni on line, la Dad, le videochiamate con gli amici, la musica, la voglia di uscire, di abbracciarsi, la felicità dei più piccoli di trascorrere un tempo magico e lungo con papà e mamma. Il video che uscirà i primi di giugno è nato per volontà della Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Toscana, Camilla Bianchi, che ha coinvolto il regista e fotografo milanese Giorgio Mondolfo. Un progetto che comprende sia il docufilm, dal titolo “Io volo dentro”, dentro la casa ma soprattutto dentro se stesso; che una raccolta di scritti, disegni e immagini realizzati da bambine e bambini, ragazze e ragazzi toscani che diventerà un libro: “Il cielo in una stanza”.

È una testimonianza importante, vista con gli occhi dei bambini, dai 5-6 anni fino ai 18, sul tempo del Coronavirus. Due gli aspetti che emergono: uno di contenuti, l’altro tecnico.

I ragazzi che appaiono nel video sono una quindicina e sono stati selezionati in modo da rappresentare l’intero universo toscano di bambini e adolescenti. «Abbiamo voluto raccontare il Coronavirus con gli occhi dei bambini e dei ragazzi - spiega Bianchi - dando loro la possibilità di esprimersi e raccontare liberamente il loro sentire per il domani. Nel video sono suddivisi per genere, residenza geografica (ce ne sono di tutte le province) appartenenza sociale, provenienza... ci sono ragazzi di colore, un bambino cinese, ragazzi adottati, con disabilità. Offrono uno spaccato inedito, di grande empatia». Che conferma una realtà per certi versi inaspettata. Il Coronavirus è stato vissuto dalle nuove generazioni in modo molto più disinvolto rispetto agli adulti. I bambini hanno espresso la loro felicità di restare a casa con i genitori (che vedono poco), gli adolescenti hanno sofferto di più la mancanza del contatto fisico con gli amici, ma tutti hanno gestito con padronanza i mezzi tecnologici della comunicazione a distanza, dalle videochiamate su whatsapp alle piattaforme usate per le videolezioni come meet o zoom. E proprio su zoom Giorgio Mondolfo ha realizzato il videodocumentario: il regista nella sua casa di Milano; il tecnico addetto alle riprese e al montaggio Giacomo Bolzani nella sua postazione; Camilla Bianchi che ha fatto le domande ai ragazzi creando un filo conduttore del racconto, nella sua casa; ogni ragazzo e bambino nella propria abitazione.

«Attraverso zoom - dice Mondolfo - siamo entrati nelle case dei giovanissimi protagonisti del video, li abbiamo intervistati e ascoltato le loro testimonianze. Abbiamo usato la wi-fi e quindi il risultato è molto realistico perché non uniforme, la resa in video cambia in base alla qualità del collegamento. Un’innovazione dal punto di vista tecnico».
 

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