La protesta
Costanzo, che nostalgia «Com’era bella quella tv, ora cerco di raccontarla»
Insieme a Umberto Broccoli da oggi su Rai 3: “Storie di un’italiana” «Mai perdere il piacere della memoria. E tanti personaggi senza eredi»
IL CONDUTTORE
Michela Tamburrino
C'è una televisione che non riesce a costruire il suo futuro e allora si affida al suo passato. C'è una televisione che piace a Maurizio Costanzo perché si bilancia tra questo e quello, un crinale pericoloso ma esaltante. Il giornalista antesignano di un Porta a Porta allargato e casereccio, l'unico capace di lavorare su più reti concorrenti e in contemporanea senza che questo scandalizzi alcuno, oggi alle 14 torna su Rai2 con un programma in otto puntate, «Rai storie di un'italiana», che trae il suo ragionamento dalla produzione del passato perché la grande tv non resti solo retaggio d'antan.
Costanzo, perciò lei non è d'accordo con l'assunto iniziale? Televisione che non sa inventare recuperi il passato.
«Invece lo sono e pienamente. Proprio per questo ritengo che dal passato si possa trarre grande insegnamento. È giusto procedere avendo contezza di ieri ma è necessario rivolgersi al futuro, come atteggiamento sociale».
La Rai che lei omaggia nel suo nuovo programma, oggi riesce a trovare questo equilibrio?
«Basterebbe che la Rai facesse la Rai. Tornare ad avere consapevolezza di se stessa. E quando se ne ricorda è una grande Rai. In questo momento storico difficile ho pensato che far conoscere agli italiani, per forza di cose più casalinghi, il piacere della memoria, fosse cosa buona.
È l'abbiamo fatto con l'autore Umberto Broccoli puntando sul materiale culturale delle Teche Rai. Un viaggio a ritroso con grandi giornalisti, conduttori e attori che purtroppo non hanno lasciato eredi. E mi è venuto da dire: “Ma che bella televisione si faceva”.
Forse una tv con troppe repliche, si diceva...
«Finché si tocca il 16% di share come il Montalbano di lunedì scorso con 6 milioni di telespettatori o i 4 milioni in replica di “Io sono Mia" sulla vita di Mia Martini, allora perché interrompere? Tanto mettiamocelo bene in testa, i giovani la televisione non la guardano comunque».
Perché secondo lei si è persa quell'idea di tv quasi picaresca e non esiste più il ricambio dei vari Gassman, Vianello, Tognazzi....
«Perché non esistono posti dove andare a scovarli. Prima gli autori come Falqui, Trapani, Amurri e mi ci metto pure io, andavamo a vedere l'avanspettacolo, fonte inesauribile di approvvigionamento di giovani talenti da portare in televisione. Poi siamo passati ai cabaret . Oggi non sai più dove andare».
Lei però così fa torto ai tanti talent che di questo si occupano. Fa torto anche a sua moglie che ne ha inventato uno...
«Nessun torto perché lì si mettono in mostra cantanti e ballerini non attori comici, conduttori e showmen di cui si avrebbe tanto bisogno»..
Che televisione guarda?
«Nel mio studio ho 12 tv accese e guardo di tutto. Con più interesse i talk politici senza risse, le news di Rai e Sky. Mi è piaciuto molto rivedere la fiction su Mia Martini soprattutto perché ci ho ritrovato una splendida Serena Rossi, una giovane interprete che vorrei lavorasse sempre. Guardo di tutto perché penso sia giusto. A breve le tv generaliste dovranno scendere a patti con le altre televisioni su tutto, anche sulle modalità di messa in onda. Ecco il futuro».—
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