Gioco
«Cinema, il primo passo saranno le arene estive Poi torneremo nelle sale con prudenza e voglia»
Mario Lorini, toscano, presidente degli esercenti del grande schermo «Il settore stava andando alla grande, ora fateci reinventare»
L’INTERVISTA
GABRIELE RIZZA
Definire eccezionale la situazione che stiamo vivendo è il minimo. Vale anche per il cinema. Non è certo la prima volta che le sale sono costrette a chiudere i battenti per causa di forza maggiore. Ma è la prima volta che l'emergenza, così duratura e su scala globale, ne vanifica le specificità: ovvero la partecipazione alla visione e la relativa prossimità del pubblico. Ne parliamo con Mario Lorini, toscano di Poggibonsi, da due anni alla guida dell'Anec, l'Associazione che raccoglie l'esercizio cinematografico.
Dopo due mesi di lock down che fotografia viene fuori? «Uno scatto mosso, ancora opaco, instabile. Trapelano notizie di tutti i tipi, improvvisate, infondate e ogni giorno diverse. Che creano false attese e generano solo confusione. Queste ore di progressivo allentamento delle misure restrittive vanno seguite in maniera seria, con lucidità, senza avventurismo. Ogni passo in avanti deve essere il risultato di un esercizio di equilibrio fra sostenibilità economica, sicurezza sanitaria, aggregazione sociale. Ci vuole la massima responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. Ma sappiamo anche che non si può aspettare all'infinito. Non abbiamo fretta ma non possiamo stare fermi. Nè fare come in Cina che hanno riaperto e subito richiuso o come in Olanda che hanno consentito al massimo 30 spettatori a sala».
Non sarà facile trovare la quadratura del cerchio.
«La cosa che maggiormente ci addolora è che il lavoro fatto in questi ultimi anni, con il superamento di vecchie divisioni per quel che riguarda l'esercizio e la messa a punto di strategie comuni in ambito sia produttivo che distributivo, stava dando i primi frutti».
Il 2019 si era chiuso con un 14 per cento in più di incassi e presenze rispetto al 2018, il dato migliore in Europa, un trend confermato dai primi due mesi del 2020.
«Numeri che testimoniano una rinascita anche per il nostro cinema. Certo Zalone, Ficarra e Picone, ma anche Bellocchio, Ozpetek, Amelio, Muccino e il 'Pinocchio' di Garrone che prende il posto dei cinepanettoni. Poi arriva il virus e tutto si ferma. Da un giorno all'altro. Che dal 23 febbraio a oggi significa 1600 strutture per 4mila schermi che hanno perso 20 milioni di biglietti per 125 milioni di incassi».
Che previsioni per l'estate?
« Il nostro obiettivo è il pubblico. Una comunità che si sta riformando ma che non può essere scissa dal mercato. Così come la programmazione estiva, più facile da realizzare nel rispetto delle norme di distanziamento, non può essere vista come una compilation di titoli a sé, un momento indipendente dalla ripartenza di tutto il sistema audiovisivo. La scorsa estate, grazie anche a iniziative come Moviement, avevamo ottenuto ottimi risultati, realizzando per la prima volta una linea di continuità con gli altri periodi dell'anno, ritenuti più vantaggiosi. Ora lanciamo il progetto Moviement Village, un invito agli spettatori responsabili di ritrovare nell'arena un rinnovato senso di partecipazione, in parallelo con la sala chiusa, in vista di un ritorno alla normalità e alla ripartenza del mercato».
Si parla anche di drive-in. Cosa ne pensa?
«Non demonizzo nessuno. Noi parliamo di cinema sotto le stelle non di posteggi abitati. Senza contare l'impatto ecologico, i pochi drive-in che ci sono in Italia funzionano d'inverno ma d'estate chiudono. Aspettiamo di capire quali saranno le misure adottate e la sostenibilità dei rispettivi protocolli». —
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