Il Tirreno

Record della tv in streaming, perché «la vita o la vivi o la guardi»

Record della tv in streaming, perché «la vita o la vivi o la guardi»

L’Auditel fotografa dati paralleli all’evoluzione del contagio. Alla tv il 48% in più rispetto al 2019

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Immaginiamo un grafico con due linee parallele destinate a non incontrarsi e neppure ad avvicinarsi. Due linee che salgono e scendono in una sincronia perfetta. È quello – immaginario – che associa i contagi e gli ascolti televisivi. Perché la domanda di televisione, o meglio la fruizione digitale dei programmi in streaming e on demand, ha seguito l’evoluzione del Covid con un’esplosione di ascolti, fino a oltre 15 milioni di media e quasi 140, 3 milioni di ore viste via web durante il lockdown.

La tv si è confermata la nostra più fedele compagna.

E se l’andamento sembra seguire quello dei contagi, con un calo progressivo che ha visto nell’ultima settimana, con le riaperture, l’ascolto medio più basso di tutto il periodo del lockdown, a impressionare è stata la fruizione in digitale cresciuta a ritmi sostenuti.

Un andamento facile da intuire quello fotografato nel racconto di due mesi di #iorestoacasa dall’analisi dell’Auditel elaborata dallo Studio Frasi .

Del resto, cos’altro fare? Le poche alternative per trascorrere il tempo libero e la fame di conoscenza sull’andamenti dei contagi ci ha resi più sensibili di sempre al fascino della televisione ma, allo stesso tempo, vogliosi di scappare da una routine che ci è stata con il passare dei giorni sempre più stretta. “La vita la vivi o la scrivi” è una frase tratta da “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello ed è il primo pensiero di Alberto Pirni, professore di filosofia morale della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, leggendo i dati degli ascolti televisivi. «Una frase che possiamo adattare a oggi e agli ascolti tv– spiega il filosofo – perché non potendo vivere la nostra vita, non potendo essere attori, abbiamo scelto di diventare spettatori: siamo passati dalla vita agita alla vita riflessa. Parafrasando Pirandello quindi “la vita o la si vive o la si guarda”».

È in questo concetto semplice che si riassume la nostra voglia di stare alla tv. Di seguire i programmi che ci raccontavano degli altri, che ci dicevano quando la nostra vita sarebbe tornata come prima. Che ci permetteva di avere quasi uno specchi davanti per rifletterci o per estraniarci dalla realtà immedesimandoci in mondi lontani, intravedendo scenari ipotizzabili.

La Domenica Sportiva priva delle competizioni è riuscita a tenere legati a sé la metà dei consueti telespettatori con una media di poco inferiore al mezzo milione di italiani, per uno share vicino al 4% durante le sette puntate andate in onda dal 15 marzo al 26 aprile con il secondo miglior risultato del periodo di lockdown domenica, vigilia della fase 2: 533.000 telespettatori e 4,7% di share, a conferma che tanti cittadini sono in attesa di conoscere novità, sorte e futuro del campionato italiano di calcio e delle altre discipline sportive. Per riprendere in mano la propria vita. Anche nelle passioni.

Dal decreto del 9 marzo a oggi gli ascolti tv sono cresciuti in modo esponenziale specie nelle prime tre settimane, raggiungendo una media di 15 milioni e 61mila spettatori dal 23 al 29 marzo, il 48% in più rispetto alla stessa settimana del 2019. Un andamento in qualche modo parallelo a quello dei nuovi contagi: in particolare il picco – fa notare lo Studio Frasi – è stato registrato tra il 26 e il 27 marzo, con un ascolto di 5 milioni superiore alla media e oltre 6.100 nuovi contagiati.

Da quel momento è iniziata la discesa: ancora oggi l’incremento medio è di oltre 3 milioni di persone sullo scorso anno (+16%), ma rispetto alla settimana di punta quest’ultima appena trascorsa (4-10 maggio) fa segnare una diminuzione di 3 milioni 307mila spettatori e raccoglie l’ascolto medio più basso delle nove settimane di quarantena (11 milioni 754mila).

Una curva discendente sulla quale ha influito probabilmente anche il gran numero di repliche che le tv hanno pescato in magazzino per riempire i palinsesti facendo i conti con lo stop alle produzioni. Non a caso la classifica dei programmi più visti è ormai saldamente in mano al Tg1 della sera (che vanta una media da 7, 1 milioni di spettatori in quarantena, +2, 1 milioni rispetto all’anno scorso), seguito dal Tg5 (6, 1 milioni, +2 milioni).

Secondo i dati Nielsen tutto l’insieme dei canali tv è sceso da 134 milioni di post a febbraio a 87 milioni ad aprile: in termini percentuali i post dedicati alla tv free sono diminuiti dal 58% al 43%, mentre si sono triplicati quelli delle piattaforme (dal 6% al 18%, record assoluto per questi operatori).

«La vita normalmente è un continuo divenire di novità – ci aiuta ancora Pirni a tradurre i nostri comportamenti – e se non possiamo scoprirle vivendo vogliamo allora avere la possibilità di scegliere narrazioni. Per questo, ritengo, c’è stata un’esplosione della fruizione televisiva proprio sul web. Per quale motivo? Abbiamo cercato più piattaforme perché volevamo scegliere, per ampliare la nostra routine, per riprodurre la vita reale, per cercare una via di fuga allontanandoci da ciò che sono state le strategie imposte».

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di Redazione web