Italia
«Non sapevo se le avrei più riviste Ora apparecchierò per le mie bimbe»
Ancora non si sono abbracciate. Nonostante il bisogno e la mancanza che, ogni giorno, da quasi due mesi, si fa sentire. E fa male.
Sonia Bianchini, cinquantadue anni, di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, stringe tra le mani una foto della loro famiglia. Erano felici in quello scatto che li ritrae durante una bella vacanza a Palma di Maiorca, un anno fa.
Tempi felici, tempi in cui il "mostro"- il coronavirus - ancora non si era abbattuto su di lei e la sua famiglia. Eppure, quello stesso sorriso, Sonia lo ha ritrovato. Proprio oggi, nel giorno della Festa della mamma. Lei, madre di due figlie, Samira e Aurora, oggi le riabbraccerà di nuovo.
Racconta di aver sofferto moltissimo il distacco dalle sue due ragazze di ventidue e diciassette anni. Sarà un abbraccio fugace, forse, perché l'esito del tampone negativo è stato confermato soltanto lunedì 4 maggio, pochi giorni fa. Ma è già qualcosa.
«Pranzeremo insieme, oggi, per la prima volta dopo tanto tempo - racconta, commossa, Sonia Bianchini - e farò anche un dolce per festeggiare. Apparecchierò la tavola nel rispetto della distanza di sicurezza, ma sarà bellissimo. Finalmente tutti insieme, di nuovo».
C'è un'immagine che Sonia non riesce proprio a togliersi dalla mente. Lei che viene portata via in ambulanza, le sue ragazze la guardano andarsene, smarrite. «In quel momento un pensiero mi attanagliava - prosegue - tornerò viva a casa? Vedrò di nuovo le mie figlie? Staranno bene? C'era mio marito, con loro, ma una madre, si sa, è apprensiva per natura».
Sonia Bianchini ha cominciato a sentirsi male il 22 marzo scorso. Suo marito, che lavora come pizzaiolo in Francia, seppe che lo chef del ristorante aveva contratto il Covid-19: quello stesso fine settimana ha cominciato ad avere un po' di febbre e anche la tosse. Poi è toccato a Sonia.
«Anch'io avevo quegli stessi sintomi - spiega - e poi è arrivata la carenza respiratoria: sono stata trasportata all'ospedale San Jacopo di Pistoia e lì sono rimasta per quattro giorni».
E anche quando è stata dimessa, ha vissuto isolata tra le quattro mura di casa sua, senza nessun contatto. «Il mio pensiero è sempre stato rivolto alle mie figlie e a mio marito - aggiunge - con il timore che avessero bisogno di qualcosa e io non ci fossi. Con le mie figlie ho un rapporto bellissimo, seppur a volte conflittuale. E' l'età ed è normale che sia così. Sono felice, ora, di essere a casa: quando ero in ospedale ho immaginato tanto il momento in cui, finalmente, avrei potuto dire di aver sconfitto il coronavirus. Avercela fatta non è scontato: è un mostro aggressivo, che ti distrugge, mentre tu senti di non avere la forza per contrastarlo». E invece no, Sonia Bianchini la sua battaglia contro il mostro chiamato Covid-19 l'ha vinta davvero. E non c'è niente di più bello, per festeggiare la guarigione e pure la giornata dedicata alla mamma, della semplicità: un abbraccio veloce ma tanto desiderato, un pranzo in famiglia. E quel sorriso che, dopo tanto, torna a splendere sul volto. —
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