Il Tirreno

«Non respiravo, ma ho lottato per loro Oggi l’abbraccio nel giorno più bello»

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Stefania è sempre stata una donna “positiva”, ma d’ora in poi guai a chi oserà chiamarla così. “Voglio dimenticare per sempre il virus” e basta con quei tamponi maledetti, dice subito la 68enne madre di famiglia Stefania Novi, che abita a Porto Ercole - borgo argentarino affacciato sul mare - ed è guarita dal contagio in questi giorni. Poiché 30 mesi fa fu colpita da un’embolia polmonare e stavolta ha avuto una polmonite, era un soggetto “a rischio”. Già all’epoca poteva morire e ce la fece; stavolta ha superato un’altra prova dura.

Stefania è madre di 3 figli, il primo nato quando lei aveva 20 anni. Suo marito ha fatto tutta la vita il pescatore (ora è in pensione), oltreché il cuoco e il volontario. «Io invece sono sempre stata una casalinga – dice lei - Sempre badato a consorte e figli, mai fatto altro. Stavolta la malattia ci ha allontanati per un po’. Non ho mai pianto tanto come in questo periodo, ma finalmente domani (oggi, ndr) che è la festa della mamma, potrò riabbracciare i miei 3 figli e forse i miei 3 nipoti. Sempre con mascherina e guanti, s’intende».

Con Silvano (pure lui contagiato) l’abbraccio è scattato ieri quando è arrivata la notizia che il tampone era negativo anche per lui. “E’ stato un momento liberatorio, con la pressione che mi è schizzata a 180 e lì sì che ho avuto paura di morire».

E’ stato lui a contrarre per primo il virus, quando è andato a Pavia a marzo, in ospedale per l’intervento a un’anca. Tornato giù, la moglie si è sentita male. Due giorni di febbre a 38, attacchi di panico. Il sesto senso le ha fatto pensare subito al virus e «siccome ero già stata male per l’embolia, ho pensato al peggio». E’ partita la trafila di medici e tamponi e Stefania si è ritrovata catapultata in ospedale a Grosseto – Malattie infettive - con insufficienza respiratoria, una polmonite e il Cpap appiccicato sul viso, il sistema di ventilazione meccanica. Vi è rimasta dal 9 aprile al 5 maggio, giorno delle sue dimissioni e della rinascita. «Adesso nella mia vita ci sono alcune date importanti – dice lei – La prima è quando sono nata il 2 marzo del 1952. Poi c’è il 13 ottobre 2019, in cui sono “rinata” perché guarita dall’embolia. Infine c’è il 5 maggio quando sono rinata per la terza volta, perché uscita dall’ospedale». Senza contare le date di nascita dei figli. «Il primo figlio l’ho dato alla luce nel ’72: ero una ragazzina e mi dicevano tutti: “quando aspetterai un figlio, vedrai che dolori…” E invece sono state tre gravidanze meravigliose. Onestamente pensavo peggio e anche la paura è stata una passeggiata. Stavolta invece ho provato tanto spavento: è stata un’esperienza brutta e difficile. Ho perso 9 chili e in alcuni giorni ho mollato, mi stavo abbandonando, anche se è andata peggio a mio marito che ha dovuto lottare col virus da solo a casa. Finalmente sono tornata da lui. Dall’angoscia sono passata alla felicità. Non appena saputo che anche il suo tampone era a posto, ho riabbracciato Silvano e da quanto ero felice, tenendolo stretto, mi sono detta: se non muoio oggi non muoio più. Credo di essere stata una mamma e una nonna amorevole, almeno spero. E ora aspetto solo di celebrare la festa della mamma e rivedere i miei tre tesori. Manco a farlo apposta, ho fatto appena in tempo a guarire». Sembra averlo fatto apposta per loro. —

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di Redazione web