Toscana
“Bandiera gialla” la trasmissione che trasmise il virus della musica
Cinquant’anni fa andava in onda l’ultima puntata sulla Rai Era condotta da Gianni Boncompagni e da Renzo Arbore
l’anniversario
Mezzo secolo fa, il 9 maggio 1970, andava in onda l’ultima puntata di una trasmissione radiofonica che ha fatto storia, diventata un fenomeno di costume: ’Bandiera gialla” condotta da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, ideata dallo stesso Boncompagni e Luciano Rispoli. In onda il sabato pomeriggio sul Secondo Programma Rai ma registrata nei giorni precedenti negli studi di via Asiago a Roma, la trasmissione era dedicata alle novità mondiali della musica, in particolare quella americana e inglese, e destinata al pubblico più giovane. Per ogni puntata, la prima in assoluto il 16 ottobre 1965, venivano presentate una dozzina di canzoni pubblicate di recente o ancora inedite in Italia. I brani venivano presentati tre alla volta e votati da un pubblico composto da ragazzi. I migliori di ogni terna andavano poi in finale, e il vincitore assoluto conquistava il Disco giallo.
Boncompagni propose inizialmente il titolo Sound, poi la dirigenza Rai optò per Bandiera gialla, un simbolo della quarantena per epidemia, un riferimento ai generi musicali scelti, che all’epoca nella radio italiana erano ancora pressoché banditi. Il successo fu enorme. Le scelte musicali di Bandiera gialla furono del tutto nuove rispetto al gusto di quegli anni. Il programma fu capace di una straordinaria promozione ai brani presentati, favorendo una rapida diffusione che non avrebbero avuto in condizioni normali. Ma il valore della trasmissione andava ben oltre l’aspetto prettamente musicale. Diventò l’occasione di ascoltare musica che fino ad allora non si ascoltava ma fu anche un esempio di creatività e sperimentazione. «Quando siamo entrati alla radio - ha raccontato Arbore parlando dell’esperienza di quel periodo - la radio era la sorella povera della televisione. Dirigenti della Rai si affidarono ad Arbore e Boncompagni per cercare di fare una radio giovane. Abbiamo indirizzato la radiofonia italiana verso i giovani: da allora la radio è diventata monopolio dei ragazzi. Prima di noi veniva ascoltata dai vecchi, sembrava uno strumento destinato a chi non aveva la televisione o agli anziani che ascoltavano canzonette e giornali radio». —
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