Gioco
«Per il turismo serve lo stato di calamità La ripartenza va fatta in modo omogeneo»
Simone Fiderigo Franci, a capo delle Guide turistiche italiane, scrive al Mibact per sollecitare sgravi, aiuti e coordinamento
l’appello
francesca ferri
«Il turismo è una catena di montaggio con tanti pezzi incastrati dentro. C’è il museo, ma c’è anche la guida che ti accompagna nella visita. C’è la crociera, ma ci sono anche i pullman che ti accompagnano al porto. Non puoi far ripartire un pezzo della catena e lasciare fermo il resto. Se un pezzo va a gambe all’aria, salta tutto. Bisogna programmare una ripresa in contemporanea di tutta la catena. E bisogna farlo subito, altrimenti non faremo in tempo per il 18 maggio».
Simone Fiderigo Franci, grossetano, presidente nazionale delle Guide turistiche italiane, sindacato che rappresenta circa 500 guide in tutta Italia – due terzi delle quali donne – lancia l’allarme e fa appello al ministro dei Beni e delle attività culturali per un settore che è tra i più colpiti dal blocco forzato a causa dell’emergenza Covid.
«Mi rendo conto che tanti settori sono in crisi – dice Franci al Tirreno – ma il turismo è quello che ha chiuso per primo e che ripartirà per ultimo. E molte attività, molte partite Iva, non ripartiranno mai».
Necessario un piano d’intervento d’urgenza che dia ossigeno al settore, che rappresenta il 13% del Pil italiano. Come accade per alluvioni e terremoti, la risposta dello Stato, dice Franci, deve essere proporzionata: «Chiediamo per prima cosa la dichiarazione di “calamità naturale” per il turismo, il riconoscimento di grave danno della situazione».
Turismo, spiega Franci, «significa tante cose. È quello che le persone percepiscono come turismo: guida turistica, museo, crociera, agenzia di viaggio. Ma è anche il mondo dei vettori, come i pullman gran turismo, le navi da minicrociere nell’arcipelago toscano. I traghetti di linea stessi, se dovessero vivere solo del traffico dei residenti, non ce la farebbero. Quanti sono gli elbani rispetto ai turisti che d’estate prendono il traghetto? I mezzi gigliesi quante persone trasporterebbero se non dovessero portare i turisti? Sarebbero numeri irrisori. Ma penso anche a chi fornisce il trasporto dal porto per andare a vedere la villa di Napoleone».
Una catena di montaggio, appunto, in cui ogni anello è indispensabile all’intera struttura.
«Quello che chiediamo – dice il presidente delle guide turistiche italiane – è che si prenda atto che il turismo al momento è fermo tra il 90 e il 100%. Questo è il primo punto che chiediamo di considerare. Poi bisogna capire il grave danno economico e strutturare un piano per la ripresa».
Un piano che sia organico. «Per ora si sente parlare solo di iniziative spot, ad esempio che il 18 maggio riaprono i musei. Ok, ma chi ci può andare? Quante persone? Come? Ci puoi fare le visite turistiche? Aprire il museo non è aprire la porta, ma integrare una serie di servizi: bookshop, caffetteria. Ma non ha senso aprire la caffetteria se poi nel museo ci possono entrare trenta persone e solo in cinque mi prendono il caffè. Non rientri con i costi. Una guida non può accompagnare meno di dieci o quindici persone, altrimenti non ammortizzi i costi. Ci sono le guide individuali, è vero. Ma sono altri prezzi, si arriva anche a 100 euro. Ed è un servizio che prendono quasi esclusivamente gli stranieri, americani, giapponesi. Che non possono venire. Questi dettagli sulla ripartenza sono tutte informazioni che dovevano esserci già state comunicate: non ce lo possono dire il 17 sera».
Una convenzione tra guide turistiche e sistema museale potrebbe essere la giusta risposta. «Ad esempio l’obbligo della guida per il controllo è una delle nostre proposte», dice Franci.
Resta, ad ogni modo, il problema dei numeri, che vale per i musei e per altri segmenti del turismo. «Un ristorante non lo puoi aprire se non hai clienti a sufficienza per coprire le spese – dice Franci –. Una nave può viaggiare anche con 50 persone, ma non ci copri nemmeno il carburante. Pensiamo a un porto come quello di Livorno e che cos’è una nave da crociera per quel porto, che lavoro c’è dietro: i pulmini delle gite individuali, quelli grandi, la bigliettazione, il bookshop, il catering, le partenze per le degustazioni alle aziende vitivinicole che da noi in Toscana sono fiorite molto. A fare degustazioni non ci vanno mica i turisti locali. Nella zona di Montalcino ci sono tantissimi coreani e brasiliani. Che non rivedremo a breve».
In questo quadro fa eccezione forse la Maremma, dove resiste un turismo più italiano e toscano. «Ma comunque il sistema non sta in piedi senza le presenze straniere».
Anche sulla logistica e l’organizzazione degli spazi l’orizzonte resta molto fumoso. «Prendiamo Pompei – dice il presidente Franci –. Ha tanti posti all’aperto, ma ci sono anche ambienti al chiuso: quante persone si possono ammettere? Questi parametri non li può dare il direttore della struttura, che è un archeologo, e non un medico. Li deve dare il ministero».
Franci è perplesso anche rispetto alle ipotesi di organizzazione delle spiagge. «Sembra che con il distanziamento degli ombrelloni si pensi di risolvere il problema – dice Franci –. Ne metti venti invece di cento, che problema c’è? Be’, mi viene da ridere, o forse da piangere. Quanto verrà a costare quell’ombrellone se lo stabilimento deve reggersi su un numero così inferiore di posti rispetto al normale, per di più dovendo affrontare anche le altre spese che impone l’emergenza sanitaria?».
I nodi, insomma, sono tanti. Ma quali sono le richieste e le proposte delle Guide turistiche italiane? «A chi lavora nel settore turistico bisogna permettere di vivere – dice il presidente Franci –. Una società di guide se non lavora deve chiudere la partita Iva. E il Ministero deve capirlo».
In concreto tre sono le richieste: «La prima è studiare sgravi fiscali, sospendere in modo totale le tasse dell’anno scorso e non prevedere gli anticipi dell’anno prossimo – dice Franci –. Serve poi un sostegno al reddito finché la situazione non migliorerà». Ultima, ma non meno importante, l’organizzazione della ripartenza. Perciò nei giorni scorsi le Guide turistiche italiane, che siedono ai tavoli del Mibact, hanno inviato queste richieste al Ministero. «Abbiamo partecipato al primo tavolo di lavoro che è stato convocato l’11 marzo subito dopo il lockdown. Hanno continuato a chiederci delle note ma non abbiamo mai ricevuto riscontri. Le Regioni si stanno muovendo un po’ di più, ma manca un tavolo di coordinamento nazionale. E il grande assente è il ministro». —
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