Il Tirreno

Il torneo dei film della nostra vita, la parola al pubblico

F.C.
Il torneo dei film della nostra vita, la parola al pubblico

Il regista martone racconta l’iniziativa di Museo del Cinema e “Ciak” 

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ROMA

Un film contro l’altro, in una gara appassionata che, in questo momento, con il cinema alle corde causa Coronavirus, acquista anche il sapore di una chiamata alle armi, una mobilitazione che coinvolge in prima linea gli spettatori, spingendoli a decretare le sorti di un’opera: « E’ un’idea benvenuta - dice Mario Martone -, soprattutto in una fase come questa, in cui bisogna serrare le fila e in cui è importante tenere viva l’attenzione sul cinema, attualmente in una fase di sospensione». Dal 1° maggio sono iniziate le votazioni del grande gioco “I film della nostra vita”, organizzato dal Museo nazionale del Cinema insieme alla Film Commission Torino Piemonte, con l’obiettivo di eleggere «non i migliori film di sempre, ma quelli più amati dal grande pubblico». Al torneo, realizzato con il mensile “Ciak” in occasione di “Torino città del Cinema 2020”, partecipano 500 titoli scelti al termine di un lungo processo di selezione, cui hanno partecipato, attraverso centinaia di post e messaggi, gli appassionati della settima arte.

La competizione prosegue per eliminazione diretta online e, in ogni match, si sfidano quattro delle 14 categorie prescelte. Si parte con “Film drammatici internazionali” in cui sono previsti scontri epocali tipo “Casablanca” contro “Tutto su mia madre”, oppure “Balla coi lupi” contro “La febbre del sabato sera”. L’intento, fanno sapere gli organizzatori, è proporre «un viaggio che intrecci cultura popolare e film d’autore, dando nuova vita a un patrimonio ricchissimo e molto sentito, in grado di intrattenere, ma anche di rappresentare uno spaccato senza precedenti di gusti cinematografici». Nella sezione “Film drammatici italiani” sfilano, tra gli altri, “Noi credevamo”, “Il giovane favoloso” e “Il sindaco di Rione Sanità”, tutti e tre firmati da Mario Martone che, con Torino, ha un legame speciale: «Il periodo in cui ho lavorato nella città è segnato dal ricordo di un grande slancio, e conserva il valore di un’esperienza di cui fare tesoro, in cui cose diverse, come il cinema, il teatro e la società, hanno dimostrato di potersi ampiamente connettere. A Torino sono stato bene perchè è una città in cui ho avvertito forte la capacità di sentirsi comunità e di porre sempre al primo posto il piano civile». Con il Museo del Cinema che, come la Film Commission raggiunge, nel 2020, il traguardo dei 20 anni di vita, Martone spiega di «aver sempre fatto rete. E’ una punta di diamante, una di quelle istituzioni, come la Cineteca di Bologna, che collocano il nostro cinema sul piano internazionale».

Gareggiare in una competizione a base di amore per il grande schermo è un modo, aggiunge il regista che ha finito, appena prima dell’espandersi del Covid, le riprese di “Qui rido io”, dedicato a Eduardo Scarpetta, per sottolineare la centralità della platea in una partita che, oggi, con il dilagare dello streaming e con l’industria cinematografica bloccata, appare imprevedibile: «Nessuno di noi sa come e quando tornerà a lavorare e, rispetto al futuro, il ruolo del pubblico oggi è dirimente». Dal 3 maggio si danno battaglia titoli come “La Terrazza” di Ettore Scola e “La dolce vita” di Federico Fellini, e poi “Il Sorpasso” di Dino Risi e “Il diavolo in corpo” di Marco Bellocchio, “Radio Freccia” di Ligabue e “La Grande abbuffata” di Marco Ferreri. Tra le opere internazionali spiccano confronti tra “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick e “Via col vento” di Victor Fleming. L’augurio non è tanto che vinca il migliore, quanto che, nell’arco della competizione, il cinema, nella sua accezione più classica, quella che ne ha segnato la nascita, ritrovi ossigeno per respirare: «Si dà in qualche modo a tutti - dice il direttore del Museo del Cinema Domenico De Gaetano - la possibilità di fare una scelta ripercorrendo, con un esercizio mnemonico, i momenti più significativi della propria vita scanditi da un’unica parola chiave, il cinema».

F.C.



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