Toscana
Come nel dopoguerra La Scala vuole riaprire con il Requiem di Verdi
MILANO
La Scala di Milano punta a ripartire a settembre con una grande esibizione, come fece l'11 maggio 1946, quando riaprì le porte - alla fine della guerra e dopo il restauro del teatro bombardato - con un concerto che divenne il simbolo della rinascita.
In questo caso si tratterà anche un tributo alle vittime del Covid con il Requiem di Verdi diretto da Riccardo Chailly, che sarà replicato anche a Bergamo e Brescia, due delle province più colpite. Il sovrintendente Dominique Meyer ha presentato il piano per la ripartenza al consiglio di amministrazione, in una riunione che si è tenuta in videoconferenza e che ha dato il via libera all'unanimità a questo programma. Il teatro ha fatto ricorso al Fis (il Fondo d'integrazione salariale), che però garantisce ai lavoratori solo il 40% del loro stipendio, in media qualcosa più di mille euro dunque. L'ipotesi è quella di integrare l'80% di quanto viene perso in cambio del rinvio di due anni del rinnovo del contratto. Per quanto invece riguarda la fine della stagione (sempre che la Scala a settembre possa aprire), la decisione è stata quella di un cambio parziale del programma scegliendo le tre opere più famose del melodramma italiano, in versioni che sono entrate nella storia del teatro. Si tratta di Aida, di Traviata, che nella versione di Liliana Cavani era in cartellone a novembre con la direzione di Zubin Mehta, e della Bohème. Il tutto con artisti già sotto contratto in modo da evitare aggravio dei costi. Dal punto di vista finanziario, l'approvazione del bilancio 2019 è stata fissata per la prossima riunione a metà maggio mentre per un calcolo esatto del costo per la Scala delle misure anticovid bisognerà aspettare. —
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