Il Tirreno

«Il virus non discrimina, ma affligge i poveri Non perdiamo l’occasione di cambiare»

PAOLA DEL VECCHIO ;
«Il virus non discrimina, ma affligge i poveri Non perdiamo l’occasione di cambiare»

Isabel Alle nde in lockdown sta scrivendo il suo ultimo libro: «Parla di femminismo, ci pensavo da tanto» 

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PAOLA DEL VECCHIO

La quarantena che trascorre nella sua casa in California non l’ha provata. Né ha piegato il suo spirito indomito e pieno di energia. Isabel Allende, la novellista cileno-americana più letta al mondo, con quasi 100 milioni di libri venduti, mantiene una grande disciplina di lavoro. «Ho appena terminato un volume di memorie sul mio essere donna», anticipa in un’intervista telematica. Ha incontrato ieri i lettori in diretta Facebook per la festa virtuale dei libri e delle rose di Sant Jordi, in Catalogna. A 77 anni l’autrice de La casa degli spiriti guarda avanti, oltre la pandemia. «Quando sarà passata – riflette - l’umanità potrebbe dare inizio a un’epoca più giusta e sostenibile, non a puro scopo di lucro. Potrebbe essere anche l’inizio della fine del patriarcato».

Signora Allende, come sta? La opprime l’isolamento?

«Per me non è difficile restare rinchiusa, perché sono abituata al silenzio e alla solitudine, requisiti essenziali per la scrittura. Ho la fortuna che la mia casa è piccola, ma comoda, sulla riva di una laguna con anatre e oche selvatiche. Mi alzo presto come sempre, e scrivo nel mio orario abituale. Ho appena ultimato un nuovo libro».

Cosa racconta?

«E’ un volume di memorie sull’essere donna e sulla mia traiettoria femminista. Da tanto volevo scriverne. E’, però, solo una parentesi, non ho abbandonato il romanzo».

Quando è stata cosciente che questa pandemia sarebbe stata diversa?

«Ce ne sono state altre in passato, ma è la prima volta che il mondo intero è connesso, informato e sta combattendo il virus in maniera simultanea. E’ un’esperienza di fantascienza, incredibile e piena di possibilità. Spero che quando sia passata – perché tutto passa – l’umanità cambi radicalmente la sua maniera di vivere e relazionarsi».

Migliaia di morti e le fosse comuni a Hart Island nel Bronx. New York è la città dove ambientò Oltre l’inverno. Avrebbe mai immaginato una situazione così drammatica?

«Nessuno avrebbe potuto concepire una tragedia di questa entità. Suppongo che ci saranno schiere di creatori o creativi che trasformeranno questa esperienza in arte, si faranno film, serie Tv, libri, teatro, musical, opere, di tutto. Dobbiamo analizzare cosa è accaduto, tentare di comprenderlo».

Il Covid-19 sembra accanirsi soprattutto sulle comunità più emarginate: indiani nativi, afroamericani, bianchi impoveriti. Inasprisce le disuguaglianze?

«Il virus non discrimina ma, come sempre, sono i più vulnerabili a soffrire di più. I poveri non hanno la stessa protezione e non vivono il confinamento allo stesso modo dei ricchi. Questa situazione amplifica problemi terribili di violenza domestica, rifugiati, sin papiers, anziani soli, persone senza assicurazione sanitaria, che sono milioni negli Stati Uniti e patiscono l’impatto economico».

Come vede il dopo-epidemia? Una umanità più solidale o, al contrario, ancora più egoista ?

«Sono entrambe opzioni possibili. Però, poiché sono ottimista di natura, scommetto sulla prima. Possiamo dare inizio a una civiltà sostenibile, più giusta, in cui l’obiettivo non sia il lucro, ma il benessere di tutti. Ma è anche possibile che torniamo a essere come prima, senza cambi fondamentali. Il che sarebbe una opportunità perduta». —



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