Il Tirreno

L’AVVENTURA 

Jova alla fine del mondo «Viaggio dentro di me»

Jova alla fine del mondo «Viaggio dentro di me»

In bici da Santiago a Buenos Aires, nasce un racconto tv «Musica, poesia, voglia di spazi. Ai giovani dico: fatelo»

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ROMA

Quasi due mesi di viaggio in solitaria, da Santiago del Cile a Buenos Aires, quattromila chilometri di salite e discese attraverso le Ande al ritmo silenzioso della bicicletta, tra paesaggi mozzafiato, musica, fatica, incontri e pensieri a rincorrere le nuvole in cieli incredibilmente azzurri. E una go-pro, unica compagna di viaggio, «come il pallone di Tom Hanks in Cast Away», a testimoniare il viaggio solitario alla fine del mondo di Jovanotti. Sessanta ore di girato, «che dovevano servire per brevi filmati sui social o su Youtube», racconta, e che invece hanno preso forma, una strana e insolita forma, e sono diventati un progetto televisivo per RaiPlay, «Non voglio cambiare pianeta», disponibile da domanie, in sedici puntate di circa 15 minuti l'una. «Difficile definire esattamente cos'è... un docu-trip, un pò psichedelico, che mescola sport, musica, viaggi ma che ha qualcosa da dire. Una fessura che fa vedere infinite possibilità». Un format con il marchio Jova ben impresso «perché come i Jova Beach Party della scorsa estate, faccio fatica a immaginarlo addosso a qualcun altro che non sia io», spiega il funambolico artista. «Il mio amico Gabriele Muccino mi ha scritto che vivo come un ventenne. Ci ho pensato, ma non è così: la nostra formazione non si ferma alla gioventù, ma va sempre avanti e a 53 anni ciò che fai ha un significato diverso. Io vivo cercando di vivere come voglio». Il progetto è nato proprio dopo la sbornia dei concerti in spiaggia («negli assembramenti sono a mio agio, mi scombussola ora doverci rinunciare»), «perché mi sentivo all'inizio di qualcosa, e ripartire dalla strada è stato il primo pensiero, per rimettermi in contatto con la mia parte più profonda. Viaggiare è la mia passione da sempre, anche prima della musica forse». Similitudini e contrasti. La traversata in Sudamerica come il negativo dei Beach Party. «Sabbia e mare mi hanno accompagnato in entrambe le esperienze». La partenza a fine gennaio, mentre in Italia fervevano i lavori per il festival di Sanremo dove in molti speravano di vederlo. «La mia non è stata un'assenza, ma una presenza mai prevista - racconta Lorenzo -. Era stata una battuta fatta con Fiorello durante una diretta Instagram, ma non avevo un progetto artistico da portare a Sanremo. L'anno prossimo? Non lo so, vediamo...» Ogni appuntamento avrà il titolo di una poesia, che lo stesso Jovanotti leggerà alla fine dei 15 minuti. Viaggio, musica e parole, «perché il mio invito ai giovani è: leggete e viaggiate. Guardate film, ascoltate musica, viaggiate in tutti i sensi. Non accettate la verità per come vi viene data». Viaggiare, aggiunge, è una grande opportunità ed è la cosa «che in questo momento mi manca di più, però Non voglio cambiare pianeta può essere preso anche come una sorta di tutorial per la Fase 2 della pandemia: mantenere la sicurezza e il distanziamento ma girare e viaggiare». Sa, però, che la Fase 2 non riguarderà ancora la musica dal vivo. «Ci vorrà tempo, ma mi avvilisce pensare un futuro solo di esibizioni live sui social. La musica è nell'aria tra le persone, non nell'aria tra le casse e il pc. La musica è considerata un superfluo, ma è un superfluo necessario». —

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