Il Tirreno

Siena con il fiato sospeso per la festa più bella Palio rinviato, ma senza il popolo non si fa

Guido Fiorini
Siena con il fiato sospeso per la festa più bella Palio rinviato, ma senza il popolo non si fa

Al momento spostate le date, una decisione definitiva sarà presa a maggio. Ma le “porte chiuse” non sono previste

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SIENA. Nei giorni scorsi, in piazza del Campo, l’unica zona “neutrale” di Siena, insieme al palazzo comunale, è tornata anche l’erba, perché nessuno l’ha attraversata a piedi per tanti lunghi giorni. Ma non quella verbena che ricorre in uno dei canti tipici della città, quell’aria che allieta le vie delle 17 Contrade nei giorni precedenti il Palio, fra sventolare di fazzoletti, a chiamare la fortuna: «Nella piazza del Campo / ci nasce la verbena / viva la nostra Siena / viva la nostra Siena / nella piazza del Campo / ci nasce la verbena /viva la nostra Siena / la più bella delle città!».

In questa strana primavera, invece, alla Croce del Travaglio, che si vada in Banchi di Sopra, in Banchi di sotto o in via di Città, regna il silenzio e, sotto le mascherine di quei pochi che escono di casa, di Palio si cerca di parlare pochissimo. Perché c’è il terrore che possa saltare, come successe, le ultime volte, dal ’40 al ’44, durante la seconda guerra mondiale: e Siena senza la propria festa, che è prima di tutto dei senesi e, solo dopo, dei turisti che vengono per ammirarla, è una città ferita.

Solo a porte aperte

Una cosa è certa, però. Se il Palio ci sarà, sarà con Siena in piazza. A porte chiuse si può giocare la finale di Champions League di calcio, ma il Palio è un’altra cosa: senza la gente, i colori, le bandiere, i cori e le “fogate” diventerebbe “solo” una corsa di cavalli, non una festa di popolo.

Una decisione definitiva sarà presa fra il 10 e il 15 di maggio, al momento il Comune con il sindaco Luigi De Mossi, il Rettore del Magistrato delle Contrade, Claudio Rossi (priore del Drago) tutti i Priori, il Decano Paolo Cappelli ed il Vice Decano dei Capitani hanno deciso solo un doppio spostamento, in avanti nel tempo, all’unanimità: dal 2 luglio al 22 di agosto per il Palio di Provenzano, mentre il Palio dell'Assunta dal 16 agosto verrà posticipato al 26 settembre.

«Tutto ciò – scrivono – qualora vi fosse la possibilità di svolgere in maniera regolare e nelle forme consuete, con la partecipazione del popolo, le feste della nostra città. Qualora il Governo dovesse allungare i tempi della normativa in materia di limitazione dei rapporti interpersonali, verrà valutata la possibilità di annullare del tutto i due palii o, eventualmente, di effettuarne uno straordinario nel caso vi fossero le condizioni sia sociali che del rito, che giustifichino detta iniziativa nella parte finale della stagione. Inoltre tutte le feste titolari comprese le manifestazioni e feste collegate, sono annullate in ragione del fatto che gran parte di esse ricadono in un arco temporale per il quale è vietata ogni forma sociale di attività che comporti la vicinanza fra persone. Tale dolorosa decisione unanime viene presa con forte rammarico nell'esclusivo sentimento di unità, solidarietà tra tutte le consorelle. L'Amministrazione Comunale fa rilevare il senso di responsabilità e di fratellanza che tutte le Contrade hanno dimostrato in questa occasione, come sempre».

Il sindaco e il rettore d’accordo

Il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, chiarisce che, senza la gente in piazza, senza il Campo che ribolle di passione e colori, il Palio non ha senso: «Il Palio è una parte importante della cultura e della civiltà senese, i due appuntamenti sono le feste principali della nostra città, legate alla nostra religiosità e sono, prima di tutto, feste di popolo. Contrariamente a quello che si può pensare, il Palio non è una corsa di cavalli, ma una festa della gente di Siena. Al momento abbiamo deciso questo spostamento in avanti, per vedere se è possibile farle comunque, ma senza la partecipazione popolare non è la nostra festa. È il popolo il protagonista dei Palii».

Decisivi sono i tempi. Perché il Palio a Siena dura tutto l’anno. E in città non si dice mai “il giorno del Palio”, ma “i giorni del Palio”, quei quattro lunghissimi e intensi giorni che partono dalla tratta per la selezione e la scelta dei dieci cavalli, poi il sorteggio, con la piazza gremita, la processione dei Ceri con il Palio che viene portato in Duomo e in Santa Maria in Provenzano, le cene in strada la sera della Prova generale e finiscono con la carriera vera e propria.

«Per ora – dice Claudio Rossi, rettore del Magistrato delle Contrade - si è deciso un rinvio delle date. Ma anche di rinviare la decisione, per capire cosa succede. Il Palio non si improvvisa, ha i suoi tempi, quindi volevamo soltanto dare una prima indicazione. Ci rivedremo fra il 10 e il 15 maggio con il sindaco per fare una scelta definitiva. Una cosa è sicura, se si fa, si fa con la gente. Si fa come deve essere fatto, con la partecipazione del popolo. Altrimenti non avrebbe alcun significato».

Il fantino plurivincitore

E i fantini che ne pensano? Il pistoiese Jonathan Bartoletti, detto “Scompiglio”, 5 vittorie sul tufo, non ha dubbi: «Il Palio di Siena è il più bello del mondo per il trasporto che c’è, per il clima che pervade la città. Aspetto le decisioni, ma non me lo immagino senza pubblico. Con chi correrò? Aspetto il sorteggio delle contrade, ma i contatti li ho». Il primo Palio, di diritto, lo corrono Istrice, Leocorno, Lupa e Valdimontone. Nicchio, Oca e Tartuca devono scontare una squalifica, quindi fra le altre ne saranno estratte sei. Quando? Difficile dirlo, per ora.

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di Redazione web