Il Tirreno

Il Compleanno 

Quel signore chiamato teatro I 100 anni di Gianrico Tedeschi

GABRIELE RIZZA
Quel signore chiamato teatro I 100 anni di Gianrico Tedeschi

Un artista che ha attraversato un secolo tra leggerezza, impegno e talento Da Brecht al musical, dalla televisione a Strehler, ha toccato davvero tutti i generi

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GABRIELE RIZZA

La prima volta fu a Firenze, anni Sessanta. Da ragazzo. Il babbo ci portò al Verdi a vedere “My fair lady”, il musical dei musical firmato Garinei e Giovannini, che sbancava il botteghino. Sul palcoscenico un trio delle meraviglie: Delia Scala, Mario Carotenuto e Gianrico Tedeschi. Con l'intermezzo a metà dei Settanta nei panni di Peachum nella strehleriana “Opera da tre soldi” di Brecht vista al Metastasio di Prato, l'ultima fu nel 2015 al Manzoni di Pistoia in “Dipartita finale”, titolo postbeckettiano di Franco Branciaroli, anche regista e interprete insieme a Ugo Pagliai, Massimo Popolizio e Gianrico Tedeschi. Appunto. Una vita lunga un secolo. Gianrico Tedeschi, nato a Milano il 20 aprile 1920 da famiglia operaia in una casa di ringhiera, domani compie 100 anni. Una ricorrenza che l'accomuna a un altro grande nome dello spettacolo italiano, Franca Valeri, di qualche mese più giovane (data di nascita il 31 luglio) e anche lei milanese. Attore brillante, e nello stesso tempo serissimo, uno stile e un “aplomb” inconfondibili, Tedeschi debutta a teatro nel 1947 diretto da Giorgio Strehler in “Sotto i ponti di New York” di Maxwell Anderson. Ma prima c'era stata la guerra, la prigionia nei lager dove i nazisti lo tennero per due anni dopo l’8 settembre, in quanto ufficiale spedito dal fascismo a “conquistare” la Grecia, e dove fare teatro si rivelò l’antidoto necessario per poter sopravvivere. Un antidoto che prosegue a Roma dopo la Liberazione, dove frequenta e si diploma all’Accademia d'arte drammatica di Silvio D’Amico e Orazio Costa, nella consapevolezza di una realtà che nella finzione scenica si esprimeva al meglio, fino a costituire il diapason di quella scelta. Che negli anni trova spazi autorevoli e prestigiosi con Visconti (“Tre sorelle” di Cecov, “La locandiera” di Goldoni), ancora Strehler e Goldoni (“La vedova scaltra” e il leggendario “Arlecchino servitore di due padroni” dove veste i panni di Pantalone), Giuseppe Patroni Griffi (“La governante” di Brancati) fino al 1980 che segna l'inizio del felice sodalizio artistico con Luigi Squarzina per la regia del quale interpreta fra gli altri “Casa cuorinfranto” di Shaw e “Il cardinale Lambertini” di Alfredo Testoni. Versatile e dotato di un ineffabile sense of humour, Tedeschi attraversa tutte le frontiere teatrali, dalla rivista alla commedia musicale, dai testi classici a quelli brillanti all'avanguardia (già negli anni 50 portava Ionesco in Italia) e approda nel gotha televisivo grazie agli sceneggiati (“Delitto e castigo”, Il gabbiano”, “Demetrio Pianelli”, ai venerdì della prosa ai varietà del sabato sera (da Enrico Falqui a Raffaella Carrà) fino ai Caroselli e short pubblicitari che hanno fatto epoca (memorabile le caramelle Sperlari). E nel 2011 a 90 anni, arriva l'ultima consacrazione: Premio Ubu come miglior attore per “La compagnia degli uomini” di Edward Bond diretto da Luca Ronconi. —

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