Il Tirreno

Che botto dopo 7 anni di silenzio Pearl Jam, «Gigaton» è un gioiello

Luca Trambusti
Il gruppo dei Pearl Jam
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Il gruppo dei Pearl Jam

Il nuovo lavoro della band disponibile da oggi, in estate un tour anche in Italia Un album “maturo”, che accoppia la grinta e la rabbia del rock con la riflessione

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Hanno impiegato sette anni i Pearl Jam per regalare una nuova produzione discografica. Dopo “Lighting Bolt” (2013) è disponibile l’undicesimo lavoro in studio della band statunitense dal titolo “Gigaton”. Sette anni spesi bene, ad elaborare un suono, una storia musicale così da arrivare a produrre un album di altissimo livello, strutturato ed emozionante.

Nelle 12 tracce c’è tutto il DNA della band, a cui si aggiunge un diverso approccio, meno irruento, più “adulto” senza perdere in purezza ed energia. C’è in sostanza tutto il rock delle origini grunge rivisto però attraverso la lente degli anni che passano, cristallizzato ed attualizzato a questo epico, indimenticabile 2020. Ciò non significa che i Pearl Jam abbiano messo su “pancia”, che si siano stravaccati su un divano, anzi tutt’altro. Il loro processo di crescita e di consapevolezza artistica ed umana compenetra “Gigaton” generando la famosa maturità artistica che permette a Vedder e soci di equilibrare in maniera perfetta la rabbia, la fisicità e la grinta del rock con il “pensiero”, la riflessione e l’emotività. Dalle iniziali fulminee e muscolari sfuriate chitarristiche dei primi due ottimi brani si passa alla ritmica (quasi funk) “Dance of the Clarivoyants”, ipnotica ed affascinante, che porta l’ascoltatore in una diversa dimensione.

Ci sono poi le grandi ed epiche ballate rock come “Seven O’Clock” dove il cantante si cimenta con la melodia adagiata su delicati riff di chitarra. “Buckle Up”, altra ballata, ha invece una maggior complessità sonora che gioca con un miscuglio tra l’elettrico e l’acustico. Se “Gigaton” inizia con la furia del rock, si chiude invece all’insegna della maestosità, con la lenta ed emozionante ballata “River Cross”, dove tutto si acquieta e l’energia lascia spazio alla riflessione e le chitarre alle tastiere. Dunque i Pearl Jam spaziano ma non dimenticano la loro anima rock, l’energia che sanno scatenare e regalare all’ascolto (anche quando “rallentano”). Ecco allora che la chitarra è sempre pronta a lanciare riff ed assoli micidiali, sorretta da un’incessante e pulsante base ritmica. Peraltro la batteria è ben “presente”, in grande evidenza, così come il basso che in più occasioni esce dal “buio”.

Tuttavia anche quando i PJ “martellano” e graffiano non perdono mai un briciolo della loro eleganza, di quella misura e compostezza che ben sanno creare e gestire. “Gigaton” ci restituisce la band ad alto livello ed è sicuramente il loro miglior album del nuovo millennio (e che sin da ora si candida tra le migliori uscite del 2020). Così, con ancora il ricordo dei tre travolgenti concerti italiani (Milano, Padova e Roma) del 2018, la band tornerà ad esibirsi in Italia per presentare dal vivo questo nuovo album. L’appuntamento è fissato per il 5 luglio con un’unica data all’autodromo di Imola.
 

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