Gioco
Dalla cravatta ai fornelli (ma in chat), cucinare è l’antidepressivo collettivo
Ricette e speranze nelle giornate di reclusione casalinga da epidemia. Il ragù di Andrea, il pane di Paola, i dolci di Alice, la ribollita di Laura: così combattono lo stress
nuovi riti
Il cibo si conferma il rifugio di tutti noi. In epoca di #iorestoacasa sui social è un pullulare di tutorial e videoricette, fotografie e consigli. Da una parte cuochi e chef, per i quali i fornelli sono vita, adrenalina, ossigeno. Che ottimizzano il momento tenendo compagnia a clienti e affezionati indossando lo sparato mentre impastano e infornano. Dall’altra tutti noi, i Cetto La Qualunque, con in mano le redini di una quotidianità scandita da nuovi ritmi.
Così mandiamo un moderno messaggio nella bottiglia, pubblicando piatti e video a ritmo di torte. Le più gettonate, lo dimostra la scarsità di lievito e farina nei negozi di generi alimentari. «Ho ritrovato il piacere di cucinare insieme a mia madre – commenta Laura Dinelli, ottica versiliese - Che buoni i piatti di un tempo: l’intruglia, la ribollita».
Nel realizzare i quali spesso vengono coinvolte le ultime generazioni. È il caso di Alice Vocaturo, logopedista poco più che quarantenne con una figlia di dodici anni: «Cucino da sempre. Molto. In questi giorni cerco di passare più eredità possibili a Tea. Ai fornelli mi torna al naso il profumo di mia nonna. Lei però faceva arrosti. Io faccio dolci. Perché sono una sostenitrice della serotonina». Ed ecco quindi un altro dei motivi per cui pentole e mestoli ci attraggono: la gestualità che attiva l’ormone del buonumore. «La cucina è una sorta di antidepressivo.
Ma vivendo da solo non sempre è possibile ottimizzare tempo e risorse – dice Nicola Gnesi, giovane fotografo di grido - Oggi abbiamo tutto il tempo, ed è una sorta di sabato sera ad ogni cena, ma senza amici. Così sperimenti per te». Provando a cimentarsi nel ramen, seguendo le ricette postate da astri come Massimo Bottura. Oppure con pane e focaccia. «Sto infornando con immenso piacere – spiega Paola Tedeschi, uno stabilimento balneare a Marina di Pietrasanta - forse perché il pane è legato alla sopravvivenza, quindi inconsciamente ai grandi interrogativi del momento».
In alcuni casi si ritorna alle origini, alla terra natia, il sud. Come il fiorentino Andrea Raffaelli (ma di origini calabresi, anche se le arancine sono siciliane), esperto di moda maschile e bonton che è passato dalla cravatta al grembiule: «Uno dei segreti è il ragù ristretto, con concentrato di pomodoro da preparare anche il giorno prima».
E per trarre ispirazione si seguono i personaggi che la cucina l’hanno portata in tv. Dalla milanese Benedetta Parodi che di follower su Instagram ne ha 782mila, alla fiorentina Luisanna Messeri che ne fa 40mila. E che ogni pomeriggio alle 17.30 lancia la sua diretta Facebook dalla casa in Mugello. «In un momento di crisi comandano le ricette semplici, quelle che con poco puoi fare tanto. Racconto le ricette della mia quarantena, con due o tre ingredienti, utilizzati in modo intelligente. Le persone chiedono come ovviare alla mancanza di alcuni ingredienti. E allora do consigli. Come ad esempio di sostituire il lievito con due cucchiaini di bicarbonato e qualche goccia di limone». —
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