Il Tirreno

l’appello dello scrittore per il dantedÌ 

Veronesi: «Ricucire lo strappo fra il Poeta e Firenze, le sue spoglie in Santa Croce»

Veronesi: «Ricucire lo strappo fra il Poeta e Firenze, le sue spoglie in Santa Croce»

2 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE

Ricucire lo strappo tra Dante e Firenze, questo il cuore del messaggio video dello scrittore pratese Sandro Veronesi che ieri l’Opera di Santa Croce ha pubblicato sui suoi canali social (Facebook e Twitter) in occasione del primo Dantedì. E il richiamo di Veronesi alla morte del Poeta, lontano dalla sua patria, per «la febbre assassina della malaria», ci riporta alla cronaca dolorosa di queste ore.

«In questo giorno penso a Dante, penso alla morte di Dante avvenuta per contagio di malaria nelle Valli di Comacchio nel settembre 1321, lontano dalla sua patria. Questa malaria, febbre assassina per eccellenza, che aveva portato via ventuno anni prima Guido Cavalcanti», dice Veronesi, candidato allo Strega con “Il Colibrì”. Ed ecco l’appello. «Penso a quanto di dovrebbe e si può fare ancora per colmare il vuoto che c’è nel sepolcro a lui dedicato in Santa Croce a Firenze – afferma Veronesi – Penso a tutti quelli che si stanno industriando e si stanno impegnando per colmare questo vuoto e ricucire definitivamente lo strappo tra Dante e la città di Firenze. Perché essendo il padre della lingua e di tutta la cultura italiana è il primo padre di Firenze e qui dovrebbe stare».

L’Opera di Santa Croce e L’Opera di Santa Maria del Fiore hanno annunciato di essere al lavoro insieme per preparare le iniziative legate al 700° anniversario della morte di Dante e intanto – in occasione del primo Dantedì – hanno lanciato un invito alla speranza. L’obiettivo delle due Opere è anche quello di promuovere una pacificazione definitiva tra Dante e Firenze. «La Basilica di Santa Croce come spazio della memoria della cultura italiana si propone di svolgere il ruolo di luogo della riconciliazione tra il Poeta e Firenze – sottolinea Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce – L’imponente tomba vuota e la statua di Dante sul sagrato sono i simboli di una volontà di riappacificazione incompiuta che adesso, con il primo Dantedì e soprattutto in occasione del 700° anniversario della morte di Dante del 2021, può trovare un nuovo corso».

«La lezione di Dante e quella pacificazione dell’Italia, che nasce dalla condivisione della lingua e della cultura, saranno strumenti fondamentali per uscire dalla situazione gravissima di oggi», affermano infine i componenti del Comitato per le celebrazioni dantesche. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web