Il Tirreno

«Un film su Dante, con Al Pacino-Boccaccio progettare è un modo per allungare la vita»

Fabio Canessa

Pupi Avati ha dovuto rinviare le riprese del suo film “Lei mi parla ancora”. Ma già, dalla sua casa romana, lavora a una nuova idea 

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il regista

Fabio Canessa

II primo ciak del nuovo film di Pupi Avati, “Lei mi parla ancora” , era previsto per lunedì 23.

Tutto è già pronto e avviato da giorni a Cinecittà: le scenografie, i costumi, il cast nutrito ed eterogeneo (Stefania Sandrelli, Massimo Boldi, Fabrizio Gifuni, Isabella Ragonese, Alessandro Haber). Tratto dai libri di Giuseppe Sgarbi, il papà di Vittorio ed Elisabetta, racconta la storia di un amore che dura per tutta la vita, di una famiglia italiana e, in fondo, della storia del nostro Novecento.

Ora che tutto è rimandato a chissà quando, Avati dalla finestra della sua casa, in via del Babuino, osserva la Roma deserta.

La mia sensazione è che qui, nel centro di Roma, le disposizioni vengano rispettate. È quando vedo alla tv tanti che continuano incredibilmente ad andare in giro che non riesco a perdonarli. Penso che dovrebbero essere arrestati.

Ha paura del coronavirus?

Io faccio parte della categoria di quelli che devono morire. Anche aldilà del coronavirus: visto che ho 82 anni, la mia aspettativa di vita è comunque relativa.

Però non per questo si riposa, visto che stava per iniziare a girare.

Al contrario, mi carico di lavoro e accumulo progetti sempre più numerosi, proprio per allungare la vita. Così ho l’illusione che, dovendo ancora finire di realizzare quello che ho iniziato, la morte dovrà per forza rimandare il suo arrivo. Il mio sogno è di girare quanto prima il mio film su Dante Alighieri. Il prossimo anno ci saranno le celebrazioni per i 700 anni dalla morte e io vorrei appunto farlo uscire entro il 2021.

Come sarà il Dante del suo film?

Un Dante inedito, giovane: un ragazzo molto diverso dal monumento che la scuola ha fatto odiare a molte generazioni. Il mio è un approccio intimo e personale al più grande dei poeti. Sarà una biografia raccontata in flashback da Giovanni Boccaccio, che fu il suo primo grande ammiratore e gli ha dedicato un trattatello biografico, misconosciuto e trascurato. Il film inizierà con Boccaccio che va a trovare, in convento, la figlia suora di Dante per sapere qualcosa di più della vita del padre di lei.

Sarà un film di invenzione o storicamente rigoroso?

Prima mi sono documentato per narrare fatti tutti accertati e documentabili; poi, viste le lacune della biografia dantesca, ho dovuto anche immaginare e fantasticare molto, raccontando quello che desidererei fosse accaduto, il Dante che piacerebbe a me. Infine, finita di scrivere la sceneggiatura, l’ho fatta leggere agli undici maggiori dantisti viventi, massimi esperti in materia, sottoponendomi al loro giudizio spassionato. Per me è stato come rifare l’esame di maturità ed ero un po’ in apprensione. Fortunatamente è stato approvato e molto apprezzato da tutti.

Ha già scelto anche gli attori?

Vorrei Al Pacino nel ruolo di Boccaccio. Gli ho appena inviato la sceneggiatura e sto aspettando la sua risposta. Spero proprio che accetti.

Tra il film sulla famiglia Sgarbi e quello su Dante, ha messo da parte la sua vena horror?

Al contrario. È tutto pronto per “Bare galleggianti” , una serie per la tv ambientata nel Polesine degli anni Cinquanta, all’epoca dell’alluvione, ed è un horror terrificante tra cadaveri scomparsi e delitti efferati. La sceneggiatura è terminata, ci sono già i bozzetti e i costumi. E adesso sto scrivendo il sequel di “Il signor diavolo”

“Il signor diavolo” avrà un seguito? Ma se era finito con una pietra tombale che chiudeva ogni via d’uscita.

Appunto, ricomincerà con quella pietra tombale sollevata dal nuovo parroco di quella chiesa sinistra.

È così che trascorre questi giorni di coronavirus, immergendosi nell’horror?

Il vero horror è questa epidemia terribile, sono impressionato dal numero dei morti. Cerco solo di coglierne anche l’aspetto provvidenziale, quello che mi dà l’opportunità di avere tempo per la scrittura, la lettura, come quella che sto facendo del bellissimo libro di Sergio Givone “Fra terra e cielo” , e di avere idee nuove.

Se la sente di dare qualche consiglio?

Le confido in anteprima che ho appena scritto una lettera al Presidente, al Direttore Generale e al Consiglio di Amministrazione della Rai, facendo un appello per stravolgere completamente i palinsesti della tv pubblica. La inoltrerò anche al ministro della cultura Franceschini e a Rutelli, presidente dell’Associazione industrie audiovisive. In questo periodo sabbatico che stiamo passando, propongo una tregua alla dittatura tossica dell’Auditel in nome della qualità. Immagini tutte le reti Rai che trasmettono i migliori film della storia del cinema, i grandi capolavori della musica, del teatro, della storia dell’arte, della letteratura, della danza.

Sarebbe una rivoluzione straordinaria, dopo la sbornia di talent e soap opera.

Visto che abbiamo più libertà di immaginare soluzioni, dovremmo approfittare di avere tutta l’Italia a casa per promuovere un salto culturale a tutto il Paese attraverso i palinsesti Rai. Crescerebbe il livello culturale dei ragazzi, oggi disarmante, e diminuirebbe il cicaleccio degli opinionisti da talk show.

Con l’augurio che la bellezza della programmazione abbia anche un effetto terapeutico sul coronavirus.

Chissà se e che cosa mi rispondono: il progetto è ambizioso e a costo zero. —

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