Il Tirreno

“Cronache quaranteniche” le foto scattate dalla finestra come antidoto all’isolamento

Francesca Lenzi

Il progetto della Fiaf (Federazione italiana associazioni fotografiche) sta crescendo in rete

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«Se fotografi uno sconosciuto, nell’istante stesso in cui fai scattare l’otturatore, quella persona smette di esserti estranea, perché la porterai sempre con te» (Giuseppe Tornatore).

La fotografia cattura il momento e lo affida alla memoria.

La FIAF, (Federazione italiana associazioni fotografiche) ha lanciato il progetto di un diario fotografico collettivo su questi “strani giorni” dell’emergenza coronavirus.

«Lo chiameremo Cronache quaranteniche, e raccoglierà le foto che ci invierete giorno per giorno», recita il post pubblicato sulla pagina Facebook lo scorso 11 marzo.

«In momenti così straordinari, in cui tutti abbiamo bisogno di sentirci vicini e di rassicurarci per affrontare al meglio questo isolamento forzato, una grande comunità come la FIAF diventa una rete di sostegno reciproco – afferma il vicepresidente Attilio Lauria – In questo senso Cronache quaranteniche è un antidoto all’isolamento sociale, una sorta di Luther Blisset Progect attraverso il quale compilare un diario visuale collettivo di questi strani giorni, e come suggerito dal titolo, il nostro invito è a non perdere mai il sorriso, a raccontare il nuovo quotidiano con quel tono di leggerezza che può rendere tutto più superabile. È il momento di una fotografia terapeutica, libera dalle regole, che si di sostegno e induca al tempo stesso alla riflessione; forse in questa occasione anche i più critici avranno modo di comprendere finalmente il valore di quella neofotografia-gesto dei social così disprezzata, ma senza la quale non potremmo dirci quelle cose semplici e meravigliose che, come cantava Venditti, “ci fanno sentire uniti anche se siamo lontani”».

Al di là dei progetti collettivi, il contributo della fotografia in un momento storico come quello che stiamo vivendo è forte e variegato. Brunella Fratini, fotografa e visual artist, da Vasto, via Facebook, ha creato il gruppo “Fotografia sul divano”, dove posta ogni giorno tutorial gratuiti.

«Per me la fotografia è un linguaggio, un modo di comunicare – afferma – Normalmente per lavoro tengo corsi e workshop per fotografi e, nel momento in cui ci siamo ritrovati a non poter più uscire di casa, ho pensato di ovviare alla distanza in altro modo, continuando così a seguire i miei allievi. Alla fine, però, da 20 persone alle quali avevo mandato l’invito al gruppo, siamo diventati 350 in meno di una settimana. Il senso? Occupare un’ora al giorno lontani dalla tv e investire il tempo immersi nella quarantena per essere alla fine più ricchi. È un piacere condividere le mie passioni e vorrei coinvolgere nelle lezioni tecniche e di cultura fotografica altri colleghi secondo l’idea di una piazza virtuale».

C’è chi poi, fotografo, decide di affidare il momento alle immagini in movimento. Tony Gentile, originario di Palermo, ma residente a Roma, ha realizzato “From my window”, video di neppure quattro minuti che documenta dall’interno del proprio appartamento la vita di un angolo di Roma che resta a casa: dal gatto alla finestra alla donna che fa ginnastica sul terrazzo, dall’anziano che prende una boccata d’aria alla signora che torna con le borse della spesa. Il tutto con la musica di Domenica bestiale di Fabio Concato.

Perché con il coronavirus ogni giorno è domenica, pigro e uguale a se stesso.

«Per deformazione professionale qualche giorno fa sono uscito – racconta Gentile – Non mi interessavano le mascherine, la parte più nota della situazione. Volevo foto d’archivio, visioni surreali che oggi posso fotografare e tra un mese forse non più. Alla fine, però, è stando in casa che mi sono reso conto dell’umanità che non avevo mai visto. E inizi a indagarla, a spiarla».

«Dalla stanza del mio studio ho visto a un certo punti una finestra illuminata e una persona che si allenava sul tapis roulant. Da lì l’idea, e una situazione dopo l’altra. Non è cinema, non è Fellini, e non ho avuto pretese artistiche. Ho soltanto giocato, raccontato in maniera semplice, in modo che tutti possano comprendere».



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