Il Tirreno

la musica ai tempi del virus 

Il concerto dei 30mila che mette i brividi, la scelta scellerata della musica inglese

Guido Fiorini
Il concerto dei 30mila che mette i brividi, la scelta scellerata della musica inglese

Cardiff invasa per il live degli Stereophonics, pienone anche a Londra per Morrissey. Migliaia di reazioni indignate

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C’è chi la battaglia contro il coronavirus, è il caso dell’Italia, la sta prendendo sul serio, c’è chi, nonostante i divieti e le regole necessarie, non riesce a rinunciare del tutto alle proprie abitudini di vita e c’è anche chi del coronavirus se ne fa beffe. Un po’ come i “Puffi” in Francia, poi travolti da migliaia di contagi.

È il caso della Gran Bretagna, dove le assurde teorie di Boris Johnson, costretto però solo ieri a fare una completa marcia indietro, sull’“immunità di gregge”, hanno permesso che anche nell’ultimo fine settimana manifestazioni e concerti si siano svolti regolarmente.

E così a Cardiff, capitale del Galles, nell’ultimo fine settimana si sono esibiti, per due sere consecutive, gli Stereophonics, alla Manchester Arena e alla Motorpoint Arena totalizzando 30mila spettatori in due giorni. I due live nella città di origine del gruppo, hanno concluso il «Kind Tour 2020» che presentava il nuovo disco della band («Kind», uscito nell’ottobre scorso).

Nello stesso fine settimana, questa volta alla Wembley Arena di Londra, si è esibita la star Morrissey, davanti a migliaia di persone, dopo che il concerto a Parigi del 10 era stato cancellato: l'ex voce degli Smiths, peraltro, ha iniziato il concerto suonando il brano The End of The World. E proseguendo con un brano che recita così “Panic on the streets of London, panic on the streets of Birmingham. I wonder to myself: could life ever be sane again?”. E nel weekend precedente si sono esibiti anche tanti altri artisti come Bryan Ferry, John Hopkins, Frank Turner, Elvis Costello e Bryan Ferry.

In Gran Bretagna c’è un movimento che si oppone alla limitazione della musica live per il coronavirus. L'associazione della musica indipendente inglese – che costituisce un quarto del mercato inglese -, ha comunicato che non ha piani per cancellare i prossimi impegni. E i Reverend Horton Heat su Facebook hanno scritto: “RHH non stanno cancellando alcun concerto a causa del Covid-19. Ogni concerto cancellato lo è per volontà dei promoter. Incoraggiamo tutti quelli che si trovano in una giurisdizione che limita il rock and roll a reagire”.

Stavolta, però, le polemiche per gli ultimi concerti non sono mancate. Sono migliaia i commenti indignati sotto alle foto che, sui social, gli stessi Stereophonics hanno postato per sottolineare la grande affluenza di pubblico ai loro due concerti. C’è chi scrive: «Sono stato un grande fan per molti anni, sono sempre agli spettacoli di Cardiff, ma non ho voluto rischiare. La mia famiglia, i pazienti di oncologia vulnerabili con cui lavoro e il buonsenso devono venire prima di tutto in un concerto».

E ieri, con 1500 casi accertati e il primo morto, proprio in Galles, Boris Johnson ha cambiato linea raccomandando lo stop di tutti i viaggi non necessari, il lavoro da casa “per chiunque possa” e la rinuncia a contatti sociali pubblici. «Da ora dovete evitare pub, teatri, club e altri luoghi di ritrovo». Chissà se vale per i concerti. —
 

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