Gioco
Paolo Ruffini e l’altra faccia dell’isolamento «Mi godo la bella Italia dei balconi e vedo rosa»
L’attore e regista nella sua casa di Milano non si annoia tra riunioni su Skype, telefonate e tante belle riflessioni sulla paura e sul coraggio
L’intervista
Cristiana Grasso
Immaginarselo chiuso in casa, nella sua pur accogliente casa di Milano piena di oggetti e di colori, una casa di quelle che raccontano chi ci abita, è comunque difficile.
Perché Paolo Ruffini, attore e scrittore, comico e regista, conduttore di varietà ma anche di belle e importanti battaglie sociali, “è” il movimento. Dinamico nella mente e nel corpo, una girandola di energie che gli hanno permesso di costruire, iniziando da ragazzino, un curriculum lungo e prestigioso. Invece Paolo Ruffini anche in casa ha trovato la sua dimensione, anzi un’occasione per considerare e riconsiderare, forte di una formazione culturale “alta” e al tempo stesso pop. Della serie si ride e si pensa e niente è mai da dare per scontato.
Sospeso “Colorado” in tv, sospese le riprese del nuovo film, stop al teatro. Paolo Ruffini versione “quarantena”che fa? Si riposa?
«Certo non mi annoio. E non ho ancora trovato il tempo di rilassarmi. Le riunioni su Skype tutta la mattina per cercare di fare andare avanti quanto possibile il lavoro, le telefonate, i messaggi su wa, e anche le bischerate che però fanno ridere e dimostrano che alla fine abbiamo sempre questo senso del comico che ci aiuta... Tra l’altro vedo che la gente è davvero creativa, riesce ad avere idee, ho visto doppiaggi tipo quelli che facevamo noi con il Nido del Cuculo davvero esilaranti».
Indaffarato quindi. Anche preoccupato?
«Certo, chi non si preoccupa in questo momento? Però sono convinto che da situazioni come queste, dal “limite”, bisogna trarre tutto quello che può esserci di positivo, è il principio della resilienza. Che si è concretizzato perfettamente in questo fenomeno dell’Italia dei balconi, tutti a cantare, suonare o applaudire da finestre e terrazzi per superare il senso di isolamento. Sembra che “grazie” a questa terribile emergenza si stia almeno riscoprendo il senso di appartenenza, il senso civico. Eravamo alla deriva, tutto ci divideva, gli italiani non tifavano nemmeno tutti Italia Questa emergenza ci sta facendo sentire uniti».
Insomma è ottimista...
«Fasi come questa possono essere davvero opportunità. Intanto per imparare a combattere la paura. Io sulla paura “ci tossisco”, devo cercare di trasformarla in carica positiva, in ottimismo. In coraggio. I nostri nonni andavano alla guerra con le armi, questa è una guerra che si combatte sui divani. Se la combatteremo con coraggio dopo la guerra e il dopoguerra arriverà il rinascimento e arriverà con il sorriso».
Cosa consiglia di fare per sfruttare al meglio questa quarantena?
«Se avete figli state con loro. Godeteveli. Ormai le famiglie, le coppie, gli amici, non mangiavano neppure più insieme, tutti presi da questa frenesia. Riscoprite la quotidianità, che poi la vita è la quotidianità».
Leggere, vedere film?
«Io consiglio di ri-vedere e ri-leggere soprattutto. Perché un libro, un film ripresi in mano dopo tanti anni raccontano tutte altre storie. “Otto e mezzo” di Fellini, “C’eravamo tanto amati”, “Umberto D. ”, appena posso me li riguardo. E anche Antonioni, Kubrick, il grande Alberto Sordi di “Un borghese piccolo piccolo” e di tutto il resto, Totò. E poi “Ultimo tango a Parigi”. Rivederlo oggi per assurdo sembra quasi trasgressivo perché siamo diventati bigotti, puritani. Non lo digerirebbero oggi. Siamo diventati pronti ad attaccare tutto e tutti. Come dice giustamente Bobby Solo se vai in tv a dire che il tuo cane preferito è il cocker ti saltano addosso i proprietari di barboncini... Oggi sai quante polemiche sarebbero venute fuori per quel film. Ecco riscoprire cose del passato fa riflettere, ci fa capire meglio in che società viviamo oggi».
E un consiglio per non pensare proprio a niente per un paio di ore?
«Ah per distrarsi i canali tv a pagamento e quelli gratuiti propongono tantissime commedie. Film italiani. A me è stato chiesto di mettere in streaming gratuito i miei film e ho aderito volentieri. Poi io mi dedico a mettere in ordine le mie cose. Le mie collezioni, per esempio. Quella di pietre. E i miei libri».
I suoi genitori sono anziani e vivono a Livorno, in questo momento non può andare a trovarli. Come li incoraggia?
«Non voglio spaventarli. Però mi sembra anche che non abbiano capito bene la gravità della situazione, devo fare un po’ di fatica a convincerli che bisogna stare a casa non solo perché ce lo impongono, è nel nostro interesse».
Lei si è anche impegnato in una campagna di sensibilizzazione per proteggere le persone più fragili, più esposte a questa emergenza direttamente o indirettamente...
«Sì ed è una cosa che mi sta molto a cuore. Perché non su tutti questa situazione ha lo stesso impatto. Tutte le persone che soffrono di disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore, altre patologie legate alla psiche, stanno passando momenti terribili. Anche gli anziani: hanno paura, spesso sono soli, la loro fragilità mi fa struggere. E i senzatetto, esposti al coronavirus più di altri. A Milano vedono le strade vuote, non capiscono cosa accade. A uno hanno anche fatto la multa, poi annullata, perché era fuori. Beh, non avendo una casa...» .
Con i ragazzi della compagnia livornese Major Von Frinzius, ragazzi down o con altre disabilità, ha realizzato lo spettacolo “Up and Down” che ha girato l’Italia con enorme successo: ha un pensiero particolare per loro?
«Con loro siamo amici, ci sentiamo in questi giorni, ci teniamo allegri a vicenda. Sono persone speciali, hanno bisogno di abbracci, del contatto fisico, di dimostrazioni di affetto. Credo che affrontare questo isolamento per loro sia piuttosto difficile e mi dispiace. Ma sono anche ragazzi con mille risorse e anche loro alla fine “tossiranno” sulla paura». –
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