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Donatello superstar, un capolavoro ritrovato e una mostra celebrano il suo genio

Donatello superstar, un capolavoro ritrovato e una mostra celebrano il suo genio

Un crocifisso della chiesa di Sant’Angelo a Legnaia è stato attribuito al Maestro durante il recente restauro

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FIRENZE. Un crocifisso ligneo custodito nella chiesa di Sant’Angelo a Legnaia è attribuito a Donatello. “Solidi riscontri stilistici” indicherebbero che il crocifisso «è un’opera emblematica della produzione tarda di Donatello (1386-1466), databile nei primi anni’ 60 del Quattrocento»: l’attribuzione è una novità, di cui dà conto la stessa Arcidiocesi di Firenze, e risulta da uno studio dello storico dell’arte Gianluca Amato che è stato divulgato ufficialmente ieri.. La scoperta è avvenuta durante il restauro dello stesso crocifisso, un’opera lignea ricollocata adesso nella sede originaria, cioè il vestibolo dell’oratorio di Sant’Aurelio annesso alla chiesa di Legnaia. Secondo lo storico Amato il crocifisso avrebbe riscontri con l’Oloferne del gruppo della Giuditta (Firenze, Palazzo Vecchio), inoltre il perizoma del Cristo, modellato in tela imbevuta di colla e di gesso, presenterebbe similitudini con il panneggio di Giuditta.

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Sul grado di finitura dell’opera, si riporta dalla stessa Arcidiocesi di Firenze, sembrano aver influito vicende personali dello scultore: dalla fine degli anni ’60 del Quattrocento, infatti, Donatello fu oberato da numerose commissioni che non sempre riuscì a portare a termine. Questo crocifisso secondo Amato rappresenta un’opera realizzata da Donatello nell’ultimo periodo della sua vita, tra il 1461 e il 1466.

L’opera non è di grandi dimensioni e a parti interne svuotate. Tali elementi dimostrerebbero che si tratta di un crocifisso processionale, “alleggerito” all’interno proprio per essere agevolmente portato per le vie del piccolo borgo di Legnaia. Il crocifisso presenta una struttura sostanzialmente ben conservata, tranne che per l’elaborazione plastica della testa e delle estremità inferiori delle ciocche di capelli.

Il restauro, iniziato nel 2014, è stato preceduto da una campagna di indagini diagnostiche per analizzare gli strati pittorici da cui è emersa la presenta di cinque interventi sovrapposti, eseguiti in periodi differenti. La pulitura si è svolta in fasi diverse, strato per strato perché vari e differenziati sono risultati i materiali da rimuovere: iniziando dai pigmenti a legante oleoso, fino a quelli a legante proteico. La scoperta del crocifisso attribuito a Donatello arriva in concomitanza di una mostra, a Padova, di opere del Rinascimento in terracotta.

Una ventina di lavori scampati alla dispersione causata nei secoli da indifferenza, furti e vandalismi rendono testimonianza del valore di questo enorme patrimonio perduto sono protagonisti di “ A nostra immagine. La scultura in terracotta nel Rinascimento. Da Donatello a Riccio” che il Museo Diocesano ospita fino al 2 giugno, a ingressi contingentati per motivi di precauzione in tempo di coronavirus. Nelle Gallerie del Palazzo Vescovile i curatori Andrea Nante e Carlo Cavalli hanno riunito gli esempi più eloquenti della produzione uscita dalle fucine degli artisti, dalle scene di gruppo, come i Compianti, alle piccole e raffinate Madonne con Bambino, alle immagini dei Santi venerati dalle famiglie, opere presenti nella zona accanto a quelle prestate da musei italiani e internazionali. E tra le opere di maggior valore c'è appunto la Madonna con Bambino di Donatello, prestata dal Louvre. —
 

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di Redazione web