Gioco
Kurt Cobain e gli anni del grunge nelle foto di Peterson e Lavine
FIRENZE. L’emergenza coronavirus non ferma il grunge. Che quando è nato nella desolata Seattle degli anni 80 non è stata certo una passeggiata. Del resto, tra i movimenti musicali che hanno rivoluzionato il rock merita un posto di prim’ordine, ramificando un’influenza sulle band di mezzo mondo che resiste ancora oggi. Il grunge, noto anche come Seattle sound, ha i suoi indiscussi campioni, e suoni di riferimento, in due gruppi: Nirvana e Pearl Jam. Che producono un rock alternativo, irregolare, “sporco”. Come suggerisce la definizione, che pare derivi dall’aggettivo “grungy”, termine slang che fin dagli anni Sessanta indica appunto qualcosa di malsano, di sconveniente. Le band di Seattle differiscono tra loro per sonorità e influenze. Ma la matrice è la stessa: la crisi che in quegli anni colpisce gli Stati Uniti, fra povertà, disoccupazione, droga. In questo senso, Seattle si presentava come una sorta di manifesto, di sintesi.. Si apre domani a Palazzo Medici Riccardi “Peterson – Lavine. Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution”, 80 foto, tra cui alcune inedite, che ripercorrono la storia del grunge e del suo eroe indiscusso, Kurt Cobain, morto 26 anni fa, il cui mito resiste indiscusso. Due le sezioni: da un lato le immagini di Charles Peterson, fotografo ufficiale della Sub Pop Records, sulla nascita dei Nirvana, i concerti e la scena di Seattle. Dall’altro gli scatti di Michael Lavine, celebre fotografo pubblicitario, che immortala i Nirvana in studio, dai mesi della loro prima formazione, fino agli anni del successo mondiale, quando accanto al leader c’era Courtney Love: scatti che sono diventati simbolo di un’era. E ancora, immagini di Pearl Jam, Soundgarden, Mudhoney. Fino al 14 giugno. —
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