Attenzione
Gullotta e Arca Azzurra ci spiazzano col silenzio dello scrivano Bartleby
lamporecchio. Il suo intercalare è diventato sinonimo di saggezza e di dignità. O piuttosto di apatia, indifferenza, distanza. Forse rinuncia. O chissà, di rivolta e resurrezione. Quale che sia il senso che ciascuno di noi gli vuol dare, quel “preferirei di no” è diventato un mantra, un ritornello carico di attese, denso di incognite, forse di minacce. Ripetuto da Bartleby quasi come se fosse un’eco, “preferirei di no” riempie lo spazio e sprona al silenzio. Un gentile rifiuto che paralizza, una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che manda all’aria ogni convenzione, il senso normale delle cose.
Ora “Lo scrivano Bartleby” di Hermann Melville, adattato per le scene da Francesco Niccolini con la regia di Emanuele Gamba, finisce in teatro nell’interpretazione magistrale di Leo Gullotta. E dopo il debutto a San Casciano nelle settimane scorse, sabato prossimo arriva a Lamporecchio. «Bartleby – spiega Niccolini – copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Quando scopriremo il perché sarà troppo tardi. Il silenzio inspiegabile di Bartleby ci turba e ci accompagna da un secolo e mezzo. Abituati all’idea di sviluppo e crescita senza limite con la quale siamo cresciuti, Bartleby ci lascia spiazzati».
Prodotto dalla compagnia Arca Azzurra, che affianca Gullotta al gran completo (in scena ci sono Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci), “Bartleby” toccherà anche altri teatri toscani: il 15 sarà ad Agliana, il 31 a Grosseto e il primo aprile a Cecina. — G.R.
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