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Il mondo degli “Ultras” ha il volto di Arena: «Tra violenza, amore e voglia di normalità»

Andreas Quirici
Il mondo degli “Ultras” ha il volto di Arena: «Tra violenza, amore e voglia di normalità»

Nato come attore nel carcere di Volterra, è il protagonista del film di Francesco Lettieri in uscita nelle sale e su Netflix

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Violenza sì, ma anche amore, senso di appartenenza e amicizia. Tutto questo è “Ultras” il primo film del regista Francesco Lettieri con protagonista una vecchia conoscenza dei toscani: Aniello Arena, napoletano di Barra, condannato all’ergastolo per aver preso parte alla strage di piazza Crocelle nel 1991, in cui persero la vita tre persone, divenuto famoso per essere uno dei detenuti attori della Compagnia della Fortezza guidata da Armando Punzo nel carcere di Volterra. «Dal novembre 2018 sono libero a tutti gli effetti. Ho pagato il mio debito e ora sto portando avanti la mia carriera di attore», precisa Arena dalla sua casa di Napoli tra un’intervista e l’altra per il lancio del suo nuovo film.

“Ultras” sarà visibile su Netflix dal 20 marzo, mentre dal 9 all’11 sarebbe dovuto essere uscire nei cinema di tutta Italia. Ma per il coronavirus si vedrà solo a Roma e Napoli.

Dopo il ruolo da protagonista in Reality di Matteo Garrone, lo stesso regista che lo ha voluto in Dogman, il 52enne napoletano ha vissuto un ruolo che dice di «aver voluto a tutti i costi, lottando con le unghie e con i denti». “Ultras”racconta il gruppo degli Apache guidati dal cinquantenne Sandro, Aniello Arena appunto, gravato dal Daspo e con la voglia di vivere una quotidianità normale con la sua nuova compagna Terry, interpretata da Antonia Truppo e Angelo (Ciro Nacca) un sedicenne che lo considera la sua guida e comunque la persona che ha preso il posto del fratello Sasà, morto negli scontri durante una trasferta. «Il film parla di Napoli e dei suoi ultras – racconta Arena – senza mai citare la città e la squadra. Anche i nomi dei gruppi sono inventati. C’è violenza, ma anche molto altro».

Già, violenza. La parola che per troppi anni ha accompagnato la vita dell’attore fino al suo arrivo a Volterra nel 1999 sul blindato della polizia penitenziaria. «Avevo girato più di dieci carceri in sei anni – spiega – L’ultimo era stato Viterbo e nell’ultimo tratto del viaggio verso Volterra pensavo che sarei morto in quel posto. Ero preoccupato per i miei familiari che avrebbero dovuto fare tanta strada per i colloqui. Insomma, una sensazione bruttissima. Il primo anno, poi, dovevo stare in isolamento diurno e sono rimasto estraneo a quello che mi circondava».

Poi, la svolta. Anche se non subito. «I miei compaesani in carcere mi dicevano di provare con la Compagnia della Fortezza – sottolinea – ma io non volevo. Ero chiuso mentalmente, mi vergognavo per come mi avrebbero visto gli altri detenuti. Poi un giorno mi hanno praticamente forzato a entrare nel gruppo e una sera mi sono ritrovato a tenere banco in mezzo agli altri. Punzo s’informava su chi fossi, ma io ero sempre restìo a buttarmi. Guardavo gli altri e mi dicevo che avrei saputo fare meglio. Ma non riuscivo a sciogliermi. A un certo punto mi sono detto che avrei dovuto tentare. Ma non tanto per farlo. Dovevo fare le cose per bene. E da lì sono partito».

Armando Punzo e Aniello Arena diventano amici. «Anzi, fratelli – conferma l’attore – per me è uno di famiglia e ora che nel carcere di Volterra si sta lavorando per realizzare un teatro stabile, l’attività della Compagnia potrà crescere ancora di più».

Ma Volterra è anche al centro di un’operazione importante come quella della candidatura a capitale italiana della cultura per il 2021. «Seguo questa vicenda tramite i social network – dice Arena – Ho avuto anche modo di fare un video messaggio per dare il mio supporto a questo percorso che sarebbe il giusto riconoscimento a una città che ha tutto per vincere, dalla storia ai monumenti ai luoghi culturali. Sarei felicissimo se il titolo andasse ai miei amici volterrani».

Volterra è soprattutto il passato per un uomo come Aniello Arena che guarda al futuro con grande ambizione. «Ho scelto Roma per amore – spiega ancora – e qui cerco di portare avanti una carriera di attore che, per adesso, credo sia stata buona». Ma quello che lo attende, per ora, è top secret a causa di uno degli elementi fondamentali della cultura napoletana, la scaramanzia: «Qualcosa ci potrebbe essere. Ho fatto qualche provino ma meglio non svelare nulla, non si sa mai...».

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