Il Tirreno

Tanti appelli finiti nel vuoto, Pistoia perde il Museo Marini

Valentina Vettori
Tanti appelli finiti nel vuoto, Pistoia perde il Museo Marini

Le opere del grande scultore potrebbero finire al San Pancrazio di Firenze Lui e la moglie desideravano il contrario. Per la città è una sconfitta culturale

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PISTOIA. Il museo Marino Marini di Pistoia, gioiello d’arte contemporanea dedicato all’artista che in città è nato e cresciuto, ha chiuso i battenti. Un epilogo immaginabile, ma non per questo meno triste per tutti i pistoiesi che, fino all’ultimo, hanno sperato che il museo potesse essere salvato. Ieri sera, la cooperativa Itinera di Livorno – incaricata dalla Fondazione Marino Marini di Pistoia di gestire le attività di portierato del museo – ha chiuso il portone per l’ultima volta. Una decisione forzata, perché la Fondazione, da mesi, non paga gli stipendi dei quattro dipendenti della coop impiegati a Pistoia. Gesto che chiarisce, una volta di più, quali fossero fin dall’inizio le intenzioni del consiglio di amministrazione della Fondazione pistoiese. Ovvero trasferire le opere della collezione da Palazzo del Tau in corso Silvano Fedi al museo San Pancrazio di Firenze, dove già esiste un altro museo dedicato a Marini. Il motivo? Valorizzare maggiormente l’intera collezione, stando alle motivazioni espresse dal presidente della Fondazione Paolo Pedrazzini, nipote di Mercedes “Marina” moglie dell’artista.

Pistoia, dunque, a meno di un ripensamento – quanto mai improbabile – da parte della Fondazione perde il suo museo, pur mostrando tutto l’affetto nei confronti del maestro Marino, attraverso le tante iniziative promosse dal dicembre scorso. E a poco sono serviti anche gli appelli a mantenere aperto il museo, arrivati da esponenti del mondo della cultura del calibro del direttore degli Uffizi Eike Schmidt e dello storico dell’arte Tomaso Montanari.

L’obiettivo della Fondazione Marini, sconosciuto ai più fino a tre mesi fa, infatti arriva da molto lontano. È l’aprile 2018 quando il cda dell’ente – di cui fa parte anche il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi (FdI) – comincia a parlare dell’eventuale spostamento delle opere in un’altra sede. Pedrazzini avanza i nuovi nomi per il rinnovo del consiglio, estromettendo Sauro Massa, esecutore testamentario dell’artista e profondo conoscitore delle volontà di Marino Marini e la moglie Marina. Ovvero il desiderio che le opere donate alla città di Pistoia rimanessero per sempre nella città in cui i coniugi vissero da vivi, e oggi riposano da morti. Eppure quella volontà non viene rispettata.

Ecco allora che, percepito il pericolo, a luglio 2019 la Soprintendenza alle belle arti avvia la procedura per porre il vincolo pertinenziale tra le opere di Marini e Palazzo del Tau, di proprietà del Comune. Nel frattempo, è l’ottobre dello scorso anno, il cda – con i voti contrari del sindaco Tomasi e del sovrintendente Andrea Pessina – vota il trasferimento della collezione pistoiese al museo fiorentino di San Pancrazio. Il primo cittadino di Pistoia, però, continua a tenere all’oscuro la città. La bomba esplode nel dicembre 2019 e a innescarla è l’ex sindaco Pd Samuele Bertinelli, che accusa il successore di gravissimi silenzi.

Comincia la battaglia giuridica. La Fondazione impugna il vincolo pertinenziale imposto dalla Soprintendenza, e per il quale è atteso il pronunciamento del Tar, mentre il Comune nomina un legale con il compito di difendere gli interessi della città. Il museo rimane aperto, ma le attività collaterali, come i laboratori d’arte per i bambini, vengono sospese. Arrivano anche i primi licenziamenti di due dei quattro dipendenti della Fondazione, fino alla notizia che la cooperativa Itinera, strozzata dai mancati pagamenti per il servizio di gestione del museo Marini, è costretta a sospendere le aperture.

Questa mattina, davanti al portone chiuso, è atteso un nuovo presidio di istituzioni, sindacati e cittadini. Pistoia non si arrende. La Fondazione, però, ha già vinto il primo round. –

Valentina Vettori

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