Gioco
“Hammamet” al cinema Arsenale, Amelio stupito dalla maxi presenza di giovani
Tutto esaurito a Pisa per la presenza del regista del film sull’ultima fase della vita di Craxi. Dibattito prima e dopo la proiezione
PISA. Tutto esaurito al cinema Arsenale per “Hammamet”. In sala il regista Gianni Amelio, sul palco prima e dopo la proiezione per rispondere alle domande del pubblico. Un record di presenze non scontato, visto il protagonista politico, il “presidente” così chiamato dallo stesso regista, in un momento come quello di oggi, esasperato dal politichese. Ma forse sta qui il segreto di questo successo. “Hammamet” «non è un film che racconta la storia degli anni ’80, la dissoluzione del partito, la vita politica di Craxi. Con questo progetto – sottolinea Amelio – volevo avvicinarmi all’uomo che perde il suo potere e lascia cadere lo scettro. La mia ambizione sono stati il Riccardo II e il Riccardo III di Shakespeare, due personaggi raccontati aprioristicamente e non giudicati. Nel mio film ho cercato di cogliere il “presidente” nel momento in cui è più fragile, non ha la forza di difendersi dalle malefatte. Racconto la parentesi finale della sua esistenza mentre la salute lo sta abbandonando. La mia è una fenomenologia del personaggio, l’allegoria del potere perduto (per questo i personaggi non hanno nome, fatta eccezione per Anita e il personaggio del tutto fittizio Fausto). Il mio non è un cinema impegnato. Con questo non voglio dire che non c’è responsabilità di quello che racconto. La responsabilità c’è sempre. Il mio è un atteggiamento di onestà e pulizia intellettuale. Non mi metto a compromesso con tante cose che possono addolcire. Non faccio differenza tra impegno e non impegno. Non bisogna mai essere furbi, edulcorare o strizzare l’occhio. Si tradirebbe se stessi e gli spettatori».
Forse anche per questo sono stati tanti i giovani in sala. «È la prima volta nei giri che ho fatto seguendo il film che vedo in sala dei ragazzi così giovani che non sanno e non sapevano nulla di quello che è successo negli anni ’80 – confessa sorpreso Amelio appena salito sul palco –. Quello che vi chiedo è di guardare il film senza pensare al vero Craxi. Siete liberi di giudicare il film e il personaggio, anche di uscire da qui e dire non condivido il suo comportamento. Gli errori politici non sono l’argomento del mio film. È il suo avvicinarsi alla fine e alla morte dopo essere stato l’uomo più potente degli anni ’80».
Parlando poi dell’idea del film ha aggiunto: «In piena inchiesta Mani pulite ho fatto il “Ladro di bambini”. In quel film vedevo la faccia degli sconfitti, la voce di chi non aveva voce. Con “Hammamet” volevo raccontare il contraltare del protagonista di quel film. Entrambi accomunati dalla sofferenza. Il mio presidente è un uomo che si sta suicidando. Sente la morte dentro di sé. Un uomo dalle mille facce, che nasconde i sentimenti in quanto ne è incapace. La politica è l’inizio e la fine di tutto ciò che vuole. Nel film torna più volte il suo trascurare il figlio, la figlia, la moglie. Non sopportava nemmeno le amanti. Era ossessionato dalla politica».
Sulla politica Amelio ha concluso il suo intervento: «Craxi era un uomo politico vero. Oggi la politica è un’altra cosa. Oggi non si fa politica, ma giochi di potere. Forse l’ultimo statista è stato lui, con tutti gli errori che ha commesso». —
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