La protesta
Simonetti più Goblin, uguale “Profondo Rosso” «Gustatevi il film mentre noi suoniamo»
Il 23 appuntamento a Ponte a Moriano con la pellicola cult di Dario Argento e la sua famosa colonna sonora eseguita dal vivo
intervista
Barbara Antoni
Dovevano essere i Deep Purple a scrivere la colonna sonora di Profondo Rosso. Era questo, inizialmente, il desiderio Dario Argento, regista del capolavoro datato 1975 che segnò la sua svolta artistica: dal genere thriller (L’uccello con le piume di cristallo, del 1970) all’horror, suggellato nel 1977 con Suspiria. Ma, un giorno, quando la lavorazione di Profondo Rosso era già avviata, qualcuno che conosceva i Goblin, gruppo rock all’epoca di giovane formazione, con un leader che aveva appena 22 anni, portò Dario Argento a conoscerli. Il regista rimase colpito dalla loro musica e la decisione fu immediata: commissionò a loro la colonna sonora del suo film.
È il maestro Claudio Simonetti a raccontare come i Goblin incontrarono il padre italiano dell’horror. Era lui, figlio d’arte in campo musicale (suo padre era il maestro Enrico Simonetti), all’epoca il giovane leader dei Goblin. Con Dario Argento quel giorno nacque un sodalizio che lo avrebbe accompagnato per un lungo periodo della sua vita, dal quale sarebbero nate undici colonne sonore firmate, appunto, da Claudio Simonetti, anche durante le fasi alterne di dissoluzione e ricostituzione del suo gruppo musicale. A giorni, i Claudio Simonetti’s Goblin, con il loro leader oggi sessantottenne, saranno al Teatro Nieri di Ponte a Moriano (Lucca) per uno spettacolo che da undici anni a questa parte miete consensi in Europa e oltreoceano: la proiezione di Profondo Rosso nella sua versione originale e con la colonna sonora dei Goblin eseguita dal vivo. Due ore e mezzo col fiato sospeso fra immagini e musica. La data lucchese, unica in Toscana quest’anno per lo spettacolo è il 23 febbraio; organizza la Etrurian Legion di Alessio Medici.
Simonetti, quando è nato il progetto per questo spettacolo?
«Dal 2009 porto Profondo Rosso in tutto il mondo. In Italia non lo abbiamo fatto tantissime volte, soprattutto ci siamo esibiti a Roma. Siamo molto contenti di suonare a Lucca, ci auguriamo una buona partecipazione: il connubio fra film e musica sarà emozionante».
Il suo incontro con Dario Argento fu un innamoramento a prima vista.
«All’epoca di Profondo Rosso lui era già un regista famoso e voleva che fosse un gruppo rock a musicare il suo film, non a caso pensava ai Deep Purple. Quando venne in studio e ascoltò il tipo di musica che facevamo ci diede fiducia, pensò che potesse andare bene per il suo film».
Lei ha composto undici colonne sonore per Dario Argento. Tanto rock cupo, poi nel 1981 partecipò alla stesura di “Gioca Jouer”, il fortunatissimo brano interpretato da un famoso dj come Claudio Cecchetto.
«Nella vita ho cercato di fare cose diverse, anche per le epoche diverse che ho vissuto. Dopo la separazione dei primi Goblin ho fatto varie esperienze musicali. Ci sono poi le mie origini a influenzarmi: sono nato a San Paolo, in Brasile».
Cosa le è rimasto dell’infanzia in Brasile?
Vi ho vissuto fino a undici anni. Porto con me tutto del paese splendido che il Brasile era all’epoca. Dai brasiliani ho preso l’allegria, l’ottimismo. La musica horror è un altro aspetto della mia personalità».
Ha fatto tantissime cose, e diverse, nella sua carriera. Cosa le manca?
«Di saper cucinare bene... Mi piace lavorare con il cinema di qualità, per mia scelta. Ma oggi non ci sono più quegli autori. È un momento disastroso per il cinema: tolti i registi maggiori, per gli altri non c’è spazio, ci sono film che non vengono mai distribuiti».
A un musicista che oggi è agli inizi cosa dice?
«Gli auguro tanta fortuna, di cogliere il momento giusto e di lavorare con qualità. Fare musica in Italia è un terno al Lotto. Tutto è ridotto al Festival di Sanremo, e a centinaia di cover band. Chi vuole portare avanti la sua musica trova grossi ostacoli, perché le case discografiche non esistono più».
Sanremo non le piace, allora.
«Quest’anno ho notato un livello più alto, ma ho visto solo le prime due serate. La sera della finale abbiamo fatto Profondo Rosso a Verona: nonostante la concomitanza di Sanremo e Verona-Juventus, abbiamo fatto il pienone».
A Lucca ha mai suonato?
«No. Nel 1985 feci una stagione alla Bussola di Focette come direttore d’orchestra. Ma Lucca la conosco. Al suo pubblico dico di venire al nostro spettacolo del 23 febbraio: il miglior film di Dario Argento con la musica dal vivo è una cosa rara se non unica. Gli appassionati di cinema horror e di rock non possono mancare». —
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