Gioco
Nelle fotografie di Eleonora Carlesi la forza delle donne vittime di abusi
L’inaugurazione della mostra domani, sabato 15, alle 17 nella sede dell’Università popolare
ROSIGNANO. Racconta le tragedie di donne e bambini vittime di politiche scellerate, di pulizie etniche, di abusi. Drammi del quotidiano dove ci sono guerre dimenticate e povertà. Eleonora Carlesi è una coraggiosa fotografa che si reca nei paesi dell’Est - Ucraina, Romania, ex Jugoslavia - per denunciare la violazione dei diritti e le miserie di persone che vivono nel cuore dell’Unione Europea. Da domani, sabato 15 febbraio, l’Università Popolare di Rosignano espone una trentina di sue foto nella personale "Uno sguardo verso Est" (inaugurazione ore 17, sala concerti), appuntamento clou della rassegna "La vie en rose. L’arte al femminile". Carlesi, che ha iniziato a fotografare proprio grazie ad un corso dell’Università Popolare, presenta qui le opere di tre reportage: "Diaspora Ucraina" (2011), sul viaggio delle badanti che tornano a trovare le famiglie, "Una Rosa a Sarajevo" (2013-2018), sugli stupri etnici dei serbi sulle donne bosniache, e "Unchildren" (2015), storie di bambini abbandonati o abusati nella Romania attuale. Carlesi infatti ha iniziato nel 2008 a praticare il reportage sociale, proseguendo con la macchina fotografica l’impegno per i diritti delle donne che ha portato avanti nella Commissione Pari Opportunità e allo Sportello Donna di Rosignano. Quando il suo senso di giustizia resta colpito passa all’azione, contatta associazioni, si organizza e parte. Una volta arrivata documenta storie di donne o bambine i cui drammi sono immensi come il loro coraggio, e il cui silenzio stride a confronto con l’indifferenza dell’opinione pubblica. E’ il caso di Hassia, che nella guerra serbo-bosniaca è stata rapita da un gruppo di soldati serbi, picchiata e stuprata per due mesi, e una volta liberata, emarginata dalla sua stessa comunità musulmana, è stata la prima bosniaca a denunciare i suoi aguzzini. Oppure la storia di Gabi, comprata a tredici anni in un orfanotrofio di Bucarest da un uomo spesso in prigione, da cui ha avuto quattro figli, che è stata salvata da un’associazione italiana. Infine l’incredibile forza delle donne ucraine, che fuggono da una guerra dimenticata per fare le badanti nei nostri paesi. «Queste donne hanno una forza che meraviglia - dice Carlesi - sopportano le difficoltà, portano carichi pesanti, tacciono quando invece vorrebbero gridare. Le donne sono fatte così, di tutte le misure, di tutte le forme e di tutti i colori». La mostra resta aperta fino al 28 febbraio, da giovedì a domenica ore 17-19,30.
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