Gioco
La Pfm suona Faber e ci fa emozionare ancora Djivas: «Rigorosi e al servizio della sua poesia»
La band milanese porta in tour gli storici arrangiamenti dei pezzi di Fabrizio: il 20 a Montecatini e il 28 a Grosseto
Nel 1979 la Pfm, all’apice del successo anche internazionale, si prese in carico le spoglie ed essenziali canzoni di Fabrizio De André e le vestì con abiti rock portandole, insieme al suo autore, in tour. Fu il primo tour italiano in cui un cantautore si univa a una rock band. Da quell’operazione il mondo della canzone d’autore aprì le porte ad una differente concezione ed utilizzo della musica, che divenne essenziale nell’economia della composizione. Un progetto artistico che unì due tipi differenti di pubblico che si aggregarono trovando ognuno soddisfazione.
Ancora adesso, a 40 anni di distanza, quelle canzoni di Faber sono ricordate con gli arrangiamenti della Pfm, la sua musica si è come pietrificata in quel modo. Ovviamente quel tour è entrato nel cuore del pubblico ed anche nel Dna della Pfm che nel 2019 ha deciso di riproporre integralmente quel concerto, pur nell’assenza di Fabrizio De André. Dopo un 2019 ricco di date, la band milanese ha aggiunto anche una tranche nei primi mesi del 2020, e che riparte giovedì 20 febbraio dal Teatro Verdi di Montecatini, mentre il 28 febbraio saranno al Moderno di Grosseto.
«Nel 2019 abbiamo fatto un’ottantina di concerti, molti sold out – dice il bassista Patrick Djivas – di fronte ad un pubblico bello variegato, tra cui dei giovanissimi a dimostrazione che la musica di Fabrizio è musica di oggi, anche per i giovani». Quella del ‘79 fu un’esperienza formativa, uno scoprire i mondi degli altri con cui confrontarsi: il rock per Fabrizio, la canzone per la Pfm. Ancora oggi i superstiti della band conservano un grande insegnamento. «Lui – dice Djivas – lavorava sui suoi testi sino all’impossibilità di cambiare anche una virgola. Noi con la musica abbiamo fatto la stessa cosa, con l’intento di essere al servizio della sua poetica. Tutta questa attenzione e ricerca di perfezione ce la siamo ritrovata addosso. E così abbiamo cercato di rifare gli stessi arrangiamenti».
A 40 anni di distanza e con la moderna tecnologia, il risultato è in parte differente, soprattutto nella resa sonora, anche se confessa Djivas «noi non usiamo molta tecnologia, suoniamo molto e preferiamo i monitor alle cuffiette così da sentire le reazioni del pubblico. Ci piace improvvisare, ma per questo concerto tutto deve essere rigoroso, per cui ci limitiamo molto». Riprendere quel concerto, quelle canzoni può rischiare di essere un’operazione “nostalgia” da cui la Pfm però rifugge convinta. «Ci potrebbe essere ma è un anniversario, una festa – dice Djivas – Inoltre la parte centrale del concerto è dedicata a “La buona novella” con canzoni che non c’erano nel tour del ‘79. È una scommessa perché è la parte più spinta, più Pfm. C’è anche da dire – aggiunge – che la sensazione che Fabrizio sia scomparso non c’è. Senti la sua presenza e quanto è contemporaneo». E la sua presenza si fa ancora più forte in un preciso momento del concerto. «Su “Marinella” usiamo la voce di Fabrizio registrata, con solo una luce bianca puntata sul microfono. Dal punto di vista emotivo è il momento più forte, che emoziona anche noi e molti del pubblico confessano di aver pianto».
In occasione del tour ci sono due ospiti d’eccezione: Flavio Premoli (fondatore della Pfm) alle tastiere e Michele Ascolese, storico chitarrista di Faber. Da tanti anni sulle scene, con tante fasi artistiche, la Pfm in realtà è sempre in grande forma. Ecco il segreto svelato da Patrick Djivas: «La Pfm si diverte. È un bel momento. Siamo un gruppo fortissimo; Marco Sfogli (che ha sostituito Franco Mussida) è uno strepitoso chitarrista, cioè uno dei migliori tre-quattro al mondo. C’è rigore e siamo attenti a quello che facciamo. In questo momento abbiamo un bell’impatto e massa sonora. Inoltre, per noi improvvisare, quando possiamo, è fondamentale, è il momento che ci permette di non vivere i concerti nello stesso modo, perché è la noia che ti uccide e sul palco non ti devi mai annoiare». In questo modo non si annoia mai nemmeno il pubblico, tanto più se ricordi Fabrizio De André. —
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